BENVENUTI!

Benvenuti nel mio blog!
E' mio grande piacere, con questo spazio, mettere a disposizione di tutti ciò che più amo: POESIA, MUSICA, SPORT, MEDICINA, PSICOLOGIA, SAGGEZZA POPOLARE e tanto altro
.
Cari saluti!

Chiara Inesia


giovedì 27 marzo 2008

IL TRIANGOLO AMOROSO

di Lidia Fassio

La possibilità di poter avere relazioni inizia nella nostra vita proprio attraverso un “triangolo”.
Con questo intendo dire che non può esserci “relazione” intesa come possibilità di scambio se prima non passiamo attraverso una situazione “ a tre”; questa fase, che inizia più o meno intorno ai tre anni di vita, ha a che fare con le prove tecniche di trasmissione del primo grande amore infantile che, ovviamente, si manifesta all’interno del nucleo familiare coinvolgendo tre persone: madre – padre e bambina.

Lei, lui e l’altra è la condizione attraverso cui la bambina sperimenterà le sue arti seduttive che la porteranno da un lato a cercare di conquistare il padre e, dall’altro a sperimentare per la prima volta un senso di profonda rivalità nella madre: così inizia l’esperienza che traghetterà la bambina dal mondo della diade, che è unità con la mamma, al mondo della relazione amorosa con una persona di sesso opposto.

E’ chiaro che in questa prima esperienza, l’amore viene vissuto come “impossibile”, anche se il senso di onnipotenza è grande al punto che la bambina dice “da grande sposerò il papà ”; qquesto stato tuttavia durerà solo per la prima parte della fase edipica, dopo di che ci dovrà essere una inevitabile frustrazione che culminerà con la percezione dell’impossibilità dovuta all’inadeguatezza e al veto che viene posto dal genitore della madre stessa.

Tutto ciò è necessario sia per spostare l’investimento libidico all’esterno della famiglia sia per il necessario processo di “identificazione” che porta la bimba a quel ... “diventare come la madre” che le permetterà – da adulta – di convogliare l’affettività e in seguito la sessualità su uomini esterni.

Durante tutta la fase edipica – che dura all’incirca tre, quattro anni - la bimba mette in atto tutta la sua forza seduttiva per riuscire a conquistare l’inconquistabile.
L’importanza di questo processo è fondamentale al punto che buona parte della psicanalisi si fonda sulla risoluzione o mancata risoluzione della stessa che consentirà di poter avere da adulti, relazioni sane e gratificanti.

Sappiamo tutti quanto intensi siano i sentimenti e gli istinti dell’infanzia e, proprio a questa fase si legano alcune tematiche molto evidenti nella rimessa in scena da adulti, di nuovi e particolari “triangoli amorosi”.
Infatti tutto ciò che non si è risolto ha lasciato comunque una traccia indelebile e, proprio per questo motivo, si riaffaccerà chiedendo una rievocazione proprio all’interno della relazione perché la prima “educazione sentimentale” non ha avuto un esisto corretto.

La nostra psiche non conosce altro modo per farci affrontare le fasi rimaste sospese se non conducendoci mano a mano a rientrarci dentro.
Le bambine sono innamorate del loro padre e cercano in ogni modo di mettersi in mostra e di accaparrarsene l’attenzione e l’amore.
Questo periodo necessita di unicità e di specialità e si vuole ottenere questo proprio da lui, senza alcuna interferenza.
Ovviamente, in questa fase la bambina sperimenta anche una profonda rivalità nei confronti della madre che, ai suoi occhi, contende l’esclusività del rapporto.

La rivalità è una esperienza pesante e fondamentale nello stesso tempo poiché, mentre da un lato desidera che la madre sparisca, ne ha comunque bisogno e questa ambivalenza dà vita a sentimenti di ostilità e di colpa che convivono gomito a gomito con quelli di ammirazione e di affetto.
Cosa succede pero’ se durante questa fase la bimba ha sperimentato solo rabbia e frustrazione perché non è riuscita nell’intento ed ha vissuto solo sensazioni di “perdita e di incapacità”?
E cosa invece se si è bloccata pensando di aver conquistato ”il genitore” sicura dunque di aver vinto sulla madre ma non riuscendo ad uscire dall’investimento emotivo e affettivo sul padre?

Questi contenuti se non risolti, riesploderanno prepotentemente nella vita di relazione adulta.
Gelosia, risentimento, voglia di conquista e di possesso, dolore, rinuncia, senso di colpa e di inadeguatezza, tutto ciò che ha affollato la mente durante quel periodo della storia personale infantile in cui i protagonisti della scena erano “tre” di cui uno da amare ed uno da eliminare per poter avere libero accesso, riaprirà i battenti per essere rielaborato e compreso.
Così, si entrerà all’interno di particolari dinamiche che avranno lo scopo di condurre alla conquista dell’oggetto d’amore che, come allora, dovrà essere “inconquistabile” e, quindi, non libero; in questo modo si rimette in piedi l’esatta situazione in cui si è sperimentata frustrazione, senso di impotenza e di perdita, cercando di dar vita ad una situazione con un finale diverso.

Nel secondo caso, invece, perdura una sorta di incesto affettivo che riporta anch’esso al bisogno di creare triangoli – sempre con persone inconquistabili – in modo da restare fedeli a livello psicologico all’insostituibile oggetto d’amore che c’è nella testa.

Come si può vedere, in entrambi i casi il “triangolo” è lo strumento attraverso cui la psiche ci riconduce come per magia al vecchio modello infantile in cui l’impossibilità di realizzazione del passato rivive attraverso la persona “non libera”; questo stato di cose che apparentemente sembrerebbe patologico, ad una lettura più attenta crea invece nuove chances per poter uscire da schemi nevrotici proprio “vedendoli in azione”.

Se siete intrappolati in una situazione in cui le uniche persone che attirate nella vita hanno la caratteristica di “essere già impegnate”, allora dovrete cercare di valutare attentamente se appartenete al primo o al secondo gruppo ricordando che nel primo caso ciò che è particolarmente affascinante è “la lotta con l’altra”, una sorta di rivendicazione nei confronti della madre che non ha permesso la seduzione e la conquista; nel secondo caso, invece l’uomo non libero permette di restare fedele al padre che, a livello psichico, resta a lungo “l’unico uomo della vita“ al cui confronto qualunque altro uomo appare come inferiore, non all’altezza e quindi, svalutato.

In entrambi i casi è ovvio che non può esistere relazione, ma solo “tentativi” di arrivare ad una relazione che vengono bloccati da qualcosa di irrisolto; inoltre, l’oggetto d’amore, sia nel primo che nel secondo caso è assolutamente trascurabile in quanto, se malauguratamente si lasciasse conquistare, perderebbe comunque ogni fascino.

Altri casi che possono dare la tendenza a triangolare sono quelli delle bambine che sono vissute sempre e solo con la mamma il che crea un arresto nello sviluppo affettivo ed emotivo, soprattutto quando la separazione ha generato grandi conflitti nella vita dei due genitori e, la figlia si è trovata in mezzo a difficoltà enormi dovute all’incapacità ad elaborare certi contenuti; un’altra causa può derivare dal troppo investimento che il genitore affidatario può aver fatto sulla figlia che viene vista come l’unico scopo della vita.

Un altro grande problema accade quando il padre è totalmente assente e costringe la bambina – che ha bisogno di crearsi una figura – a “mitizzarlo” facendolo diventare un eroe che, ovviamente, sfugge ad ogni confronto con la realtà.
In tutti questi casi la psiche infantile femminile può imprigionarsi in situazioni per cui il triangolo resta l’unica situazione possibile per riaffrontare il tema fondamentale della vita.

A livello astrologico possiamo rintracciare alcune di queste problematiche in particolari segnature del tema natale personale.
Ovviamente, non esistono segni che siano più predisposti di altri a questo genere di tematiche in quanto, le stesse, sono frutto di particolari blocchi interventi nell’infanzia e, pertanto, presenti in particolari aspetti tra alcuni pianeti.
La situazione che abbiamo indicato come apportatrice di lotte con “l’altra” è molto legata ad aspetti di Luna o Venere quadrate o opposte a Marte, oppure quadrate o opposte tra loro; in entrambi i casi vi è una psicologia “di conquista” che, se da un lato può favorire una certa tendenza all’affermazione di sé proprio nel campo amoroso, dall’altro è però indicatrice di una sottile lotta con l’elemento femminile che ha causato rivalità, gelosie, difficoltà di portare a termine il processo seduttivo nei confronti del padre causando un senso di frustrazione e di incapacità di ottenere ciò che si desidera unite a difficoltà nel percepirsi come “capaci di conquistare”.

Le quadrature Luna Venere danno anche una sensazione di svalutazione di sé e di bassa autostima che prende vita in invidie e scarsità di fiducia nei confronti delle donne in genere, che tendono ad essere percepite come “rivali”, soprattutto se vengono considerate “migliori, più belle, o più seduttive“ e quindi, in un certo senso da punire perché alimentano fantasmi di incapacità e di inadeguatezza.

Nel caso in cui i triangoli vengano agiti perché perdura invece uno stato di “innamoramento” nei confronti del padre abbiamo di solito una situazione in cui agli aspetti precedenti si aggiunge anche un Sole congiunto a Venere, aspetto che può farci pensare al fatto che il padre abbia in qualche modo risposto al desiderio della figlia creando un rapporto “psicologicamente invischiante” proponendosi in una veste un po’ troppo ambigua e scarsamente decifrabile per la figlia che da un lato lo percepiva come facilmente conquistabile e, dall’altro invece irraggiungibile.

Una volta diventata donna questa figlia rimane imprigionata in un ruolo in cui idealizza il padre e lo ritiene - a livello inconscio – l’unico uomo della sua vita che però non è stato totalmente conquistato; questo stato di cose la obbliga ad innamorarsi di uomini a cui però non può concedersi psicologicamente perché la parte affettiva è già impegnata.
Il triangolo apparirà dunque la situazione ideale poiché troverà fantastico il fatto che l’altro non possa impegnarsi, esattamente come non può farlo lei.

Gli schemi psicologici che sono un po’ patologici tendono a perpetuarsi nel tempo fino a diventare coercitivi obbligando a vivere e rivivere sempre la stessa scena ed in questo, la psiche si mostra una maestra straordinaria, perché ci costringe a rimettere mano ai nostri “insoluti”.

Un altro caso difficile è quello rappresentato dagli aspetti troppo armoniosi tra Sole e Nettuno e Sole Giove che tendono a dare una “idealizzazione” potente del padre quasi sempre abbinata al fatto che il padre era psicologicamente assente.
In effetti, Nettuno e Giove hanno il potere di ricostruire nella fantasia e nell’immaginario quello che nella realtà non c’è.
Anche in quest’ultimo caso la donna può imprigionarsi nel sogno dell’amore “impossibile” e, ancor più dell’inconquistabile, che porta ad innamorarsi di chi non c’è o di chi non può rispondere a questo desiderio, ma, in moltissimi casi anche all’amore ideale che è sempre una dimensione in cui si può fantasticare l’altro perché non esiste nella realtà.

Il triangolo può illudere a lungo la donna che il problema appartenga all’altro: infatti, nella fantasia femminile il problema è vissuto come una impossibilità dell’altro a rendersi disponibile e libero e spesso lei fatica a lungo prima di comprendere la parte che invece si gioca nell’andare a scegliere sempre quel particolare tipo di partner.

La sofferenza che questi aspetti propongono sul piano della realtà quotidiana ha il solo scopo di portare il soggetto alla fatidica domanda: “perché incontro sempre uomini sposati o non liberi”?; quello è il momento in cui si è pressoché pronti ad entrare dentro a qualcosa di personale cominciando a percepire la propria vita come qualcosa che in qualche modo “dipende da noi” e che, potrebbe anche cambiare.
Questo aspetto è fondamentale perché sposta completamene il baricentro della psiche: dalla proiezione di tutto ciò che non comprendiamo di noi su altre persone, all’idea invece che tutto in qualche modo sia legato a noi anche se, in quel preciso momento, magari non ne comprendiamo la ragione.
A tale proposito ricordo ciò che diceva Parsifal : “la domanda giusta comprende già la risposta o apre le porte ad essa”.

Per verificare se la vostra Luna fa un aspetto di quadratura dovete partire dal punto in cui è posizionata nel segno e nel grado e poi contare se trovate Marte o Venere a 90 max 96 gradi da essa, sia andando verso i segni che seguono sia tornando indietro verso i segni che precedono.(es. Luna in Cancro a 10 gradi)può fare una quadratura con un pianeta che si trovi tra i 4 e i 16 gradi di Bilancia oppure, tornando indietro, con un pianeta che si trovi tra i 4 e i 16 gradi di Ariete Per trovare invece una opposizione dovete cercare nel segno che sta di fronte alla vostra Luna con una approssimazione di max 9 gradi in più o in meno.(es. Luna in Cancro a 10 gradi) può fare una opposizione con un pianeta che si trovi tra 1 grado e 19 gradi di Capricorno.
Per ciò che concerne il nostro articolo sono interessati unicamente gli aspetti della Luna a Marte e/o Venere , oppure la congiunzione del Sole con Giove o con Nettuno (nel caso, il Sole deve trovarsi vicino a Giove o Nettuno - a max 9 gradi ).

DA DOVE ARRIVA L'AMORE?

di Lidia Fassio

Sostanzialmente l’amore sembra arrivare da fuori mentre, invece, è un’energia che parte da dentro, porta verso il fuori per poi ritornare ad unire dentro.
Interessante è vedere la descrizione dell’amore nella tragedia greca: Sofocle lo vede come “destabilizzante, destrutturante all’interno; per l’amore si può perdere la pace, il sonno, la ragione e tutti i punti di riferimento”; in effetti l’amore ha i compito di cambiare totalmente i nostri punti di riferimento.

Se pensiamo all’amore dal punto di vista astrologico pensiamo a qualcosa che coinvolge la casa VII, la Venere e la Bilancia; tutti questi simboli indicano che, da questa fase in poi, la nostra vita deve operare un profondo cambiamento: se nelle prime sei case noi abbiamo appreso ed introiettato ciò che l’ambiente ci ha dato, da questo preciso punto in poi, incontrando l’altro, gli altri e l’altro interno… cominciamo ad utilizzare i nostri mezzi e la nostra capacità di valutazione... e, proprio questo ci consentirà di aprirci ad una visione delle cose completamente diversa da prima; da questa casa inizia anche un riequilibrio delle nostre energie, ovviamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto fino alla casa VIa: bisogna necessariamente iniziare un altro viaggio che ci conduca fino alla casa XIIa.

Mentre nelle case sotto l’orizzonte ci siamo divisi dal Tutto, in quelle sopra dovremo riunirci, per cui sperimentiamo VENERE che è il più grande principio di unione - e non di fusione - che ci porta a reincontrare l’altro, ma anche e soprattutto ad incontrare le altre parti di noi (quelle che non abbiamo potuto prendere in considerazione nel primo tratto del nostro percorso).

E’ vero che l’amore ci fa passare attraverso un grandissimo sconvolgimento, una disintegrazione del tipo di equilibrio che c’era prima, anche da un punto di vista psicosomatico l’amore è uno stress, fantastico dal punto di vista psichico ma altrettanto disorganizzante e, pertanto, visto alla stregua di qualcosa che obbliga a rimetterci in gioco: in definitiva l’amore è una grande crisi che rompe l’equilibrio esistente instaurandone uno nuovo.

Anche in filosofia l’amore è stato visto come qualcosa di destrutturante che ha lo scopo di allontanare l’individuo da quello che è il suo mondo conosciuto per catapultarlo dentro a qualcosa di sconosciuto.
La forza principale che viene agita attraverso l’amore si estrinseca nella conquista e nella seduzione: sedurre significa condurre altrove, potare da un’altra parte rispetto a quella che la persona aveva in mente.
Quando noi siamo sedotti dall’amore - non già da un’altra persona - questa forza travolgente tende a portarci da un’altra parte, distogliendoci da ciò che eravamo prima e dall’equilibrio che avevamo instaurato; lo scopo è ovvio: portarci a conoscere qualcos’ altro, qualcosa di nuovo che, una volta scoperto, porterà ad una nuova forma di equilibrio.

L’amore produce quasi uno sgretolamento del Super Io, abbatte molte le difese, perché quando siamo innamorati saltano gli schemi ripetitivi: siamo disposti a farci influenzare molto di più da quello che avviene all’esterno, partecipiamo di più, sentiamo di più, siamo anche più armonici con il fuori, riusciamo a vivere tutto in modo più soft, mentre quando non siamo innamorati siamo più spigolosi e più chiusi, in quanto meno disponibili.

Quindi, il mondo di quando siamo innamorati e il mondo di quando siamo allo stato normale cambiano sostanzialmente: questo significa che abbiamo un potenziale dentro di noi che non ci arriva dall’esterno, ma che si attiva e viene allo scoperto quando le emozioni causate dall’innamoramento lo sollecitano fino a farlo esplodere.
Perché non siamo capaci di sperimentare sempre questa forza e non solo quando siamo innamorati, quando entriamo in contatto con qualche persona?
Può essere che l’amore sia uno dei tanti trucchi della natura per farci capire che se noi volessimo potremmo essere mille volte di più, potremmo essere più creativi, più fantasiosi, più aperti; in definitiva l’amore ci ricorda che abbiamo tante possibilità che non sfruttiamo, ci fa vedere che abbiamo una carica potente a livello energetico che lasciamo inutilizzata per sprigionarla solo in determinate occasioni.

L’amore però può esprimersi anche nei suoi lati inferi, estraendo dalle persone le loro parti ombra: due autori che hanno sottolineato la negatività dell’amore (intesa come energia capace di destrutturare la ragione) sono Euripide e Shakespeare; quest’ultimo in particolare è riuscito a mettere in luce lo strano rapporto che esiste tra l’amore e il potere, tra l’amore e il tradimento. Shakespeare ci dice che l’amore è in grado anche di portar fuori le nostre più grandi ambivalenze. Anche le parole che usa sottolineano questo: “miele soffocante”, “zucchero salvifico”.

In effetti è impressionante a volte vedere come le coppie dopo essersi “tanto amate” riescano poi a “farsi tanto male”; l’amore dunque ci ricorda che non esiste niente di così sofisticato, niente riesce ad andare così in profondità con tanta cattiveria ed aggressività fino ad arrivare alla violenza e all’ odio.
Amore ed odio sono vicini di casa e il primo può trasformarsi facilmente nell’altro, certo, questo indica che spesso, si contrabbanda per amore qualcosa che nulla hanno a che fare con esso.

Forse l’amore ci ricorda che abbiamo bisogno di lasciarci travolgere per avere il coraggio di vedere che cosa siamo e chi siamo: inizialmente sembra che tutto sia legato a sentimenti estremamente positivi, poi pian piano sviluppa tutta una serie di cose non positive.

L’amore quindi, nasce in casa VIIa , per essere considerato tale deve passare il grande vaglio della casa VIIIa, dove, il grande signore degli Inferi ci porta in un territorio particolare in cui spesso dobbiamo renderci conto che quello che pensiamo e cataloghiamo come “amore”, spesso ha una natura diversa.
Mi piace molto la definizione dell’amore di uno psicanalista belga, Pierre Daco che dice che forse di amore noi non capiamo niente, ma poiché molto probabilmente nel nostro sistema c’è una fonte centrale che, emette amore, sotto forma di grande energia di attrazione che tiene insieme tutto, allora noi captiamo qualcosa di questa energia, anche se – dice Daco – con i nostri apparecchietti, facciamo quello che possiamo.

La parola attrazione serve per simboleggiare due cose diverse: quella del sistema solare, in cui i corpi celesti stanno insieme perché c’è un’energia che li lega; nell’amore... sperimentiamo questa forza che tende ad attrarre qualcun altro a noi, a tenere con noi, infine, usiamo la parola attrazione quando siamo innamorati, e sentiamo una potente attrazione fisica, psichica, emotiva ed intellettiva.
La capacità vera di amare presuppone la possibilità di essere stati amati e, se non lo siamo stati, diventa difficile vivere l’amore, o almeno diventa difficile viverlo come donazione di sé per cui, sperimentiamo tutta una serie di sentimenti ed emozioni che possono sembrare vagamente amore, ma che, più che amore, appartengono alla sfera dei bisogni.

L’amore appare dopo che abbiamo esaurito i bisogni fondamentali... quello di attaccamento e quello di riconoscimento: prima non si parla di amore.

Noi sperimentiamo l’amore come qualcosa che ci cade addosso all’improvviso o come se noi cadessimo dentro a qualcosa (in inglese: to fall in love).
Di fatto questa sensazione attiene più all’innamoramento che, nasce improvvisamente, e spesso dà la sensazione di essere o rapiti o caduti dentro a qualcosa di meraviglioso, senza alcuna preparazione.
Ci sono persone che si innamorano di altre che conoscono da tanto tempo e che si domandano: “che cosa può essere successo da un giorno all’altro? Cosa ha fatto sì che quella che prima ci sembrava una persona normale, quasi insignificante all’improvviso si trasformi in un Dio, fantastico e unico? Che cosa è scattato?"
Ovviamente, non esiste una risposta certa a queste domande, ma possiamo però dire che l’amore è qualcosa che trasforma la nostra visione e che ci aiuta a vedere le cose e le persone.. diversamente.
Certo, ciò che però è fantastico... è che anche noi “ci vediamo diversamente”, perché l’amore ha soprattutto la forza di cambiarci dentro...

IL PARTNER IDEALE

di Lidia Fassio

Nella mente di quasi tutte le persone sono stipate grandi aspettative rispetto all’amore e al partner; siamo abituati a pensare all’amore in termini ideali, come se questo potesse arrivare un giorno e risolvere ogni tipo di bisogno e di problema.
Indubbiamente oggi siamo chiamati ad un cambiamento: è difficile guardando il mondo di oggi pensare al principe azzurro ed aspettare che la propria realizzazione possa giungere da qualcuno di esterno e da una relazione; nonostante questo, è pur vero che ognuno di noi ha bisogno di idealizzare e di fantasticare in quanto questo serve per affrontare la realtà che, da sola, sarebbe inaccettabile e ci lascerebbe senza speranza.

Nella nostra psiche ci sono immagini legate ad un uomo o una donna ideale che si sono strutturate fin dall’infanzia e che sono silenziose, latenti, pronte ad attivarsi per modulare e condizionare le nostre scelte coscienti non appena facciamo un incontro.
Ogni donna ed ogni uomo possiede all’interno una parte “transessuale” che ha lo scopo di permettere di comprendere e di avvicinare un’energia completamente diversa a livello psichico. Così, gli uomini hanno un’ANIMA che rappresenta il loro femminile interno e le donne hanno un ANIMUS che simboleggia il maschile interno.

Queste due immagini si sono forgiate in parte nell’incontro con il femminile e il maschile durante l’infanzia, attraverso la figura della madre (per gli uomini) e del padre (per le donne), ma, per un’altra parte sono intrise di frammenti che la nostra psiche ha ereditato dal mondo culturale in cui siamo nati e ambientati.
Quello che c’è di straordinario è che queste immagini sono profondamente radicate dentro di noi e sono delegate a produrre l’incontro.

Anzi, possiamo dire che gli incontri sono guidati e orientati dall’ANIMA e dall’ANIMUS che vanno a cercare come un radar un soggetto che possa accuratamente modellarsi sulle immagini interne e questo processo avviene al di fuori della coscienza.
Questo ci permette di comprendere perché a volte ci troviamo a riflettere sulle reali motivazioni della nostra scelta, chiedendoci cosa ci ha fatto apparire l’altro così attraente da spingerci in avventure a volte difficili e sofferte?; quali fili invisibili hanno agito e sono stati determinanti nel condurci esattamente dove dovevamo andare, senza averne consapevolezza alcuna?

Indubbiamente, a livello istintivo noi siamo in un certo senso “programmati” a ricercare, qualcosa che conosciamo bene e con cui abbiamo già “avuto a che fare”: è proprio l’effetto “familiarità” che ci attrae prepotentemente e questo ci deriva dal nostro retaggio biologico evolutivo: probabilmente nella storia erano preferibili unioni tra elementi compatibili in modo da trasmettere caratteristiche psicologiche similari: quando sentiamo familiarità con un’altra persona è come se la parte interna “la riconoscesse”.

A questo si accompagna l’effetto “somiglianza” che ci fa pensare – per alcuni versi erroneamente – che l’altro sia come noi, uguale a noi spingendoci verso l’innamoramento.
Un ultimo effetto importante è quello legato alla “sensibilità” che fa si che vengano privilegiati partners che, almeno inizialmente, si mostrano premurosi e affettivi, in grado di sostenere e confortare; anche questo ci giunge dal retaggio genetico che rendeva preferibili i partners che si prendevano cura.

Da un punto di vista astrologico le donne possono cercare di comprendere cosa le attrae in un uomo, avvalendosi del simbolo del Sole che, notoriamente, rappresenta l’idea che si sono fatte del maschile; il Sole rappresenta l’ideale di maschile che si è strutturato e che forma quindi il nucleo centrale dell’ANIMUS che si attiverà per cercare un partner che sia sensibile, familiare e somigliante.
Il tutto avverrà attraverso la proiezione di questi tratti – che sono nostri, in quanto si tratta del nostro Sole - su un uomo che, ovviamente, avrà caratteristiche tali da poter raccogliere la proiezione.
Ad esempio, una donna che ha Sole Marte potrà essere attratta da un uomo marziano ovvero, un uomo che abbia valori Ariete, o che abbia anch’esso Sole Marte o, comunque, un Marte molto forte nel suo tema natale.
Analizzeremo insieme i vari aspetti del Sole in un tema femminile per cercare di comprendere quali caratteristiche questa donna ricercherà nel suo partner ideale.

Ogni proiezione ha il compito di permetterci di incontrare un lato di noi attraverso la relazione. Questo è molto importante che venga compreso perché l’archetipo del Sole attrae nella vita qualcosa di cui ci dobbiamo appropriare e per questo risulta particolarmente “familiare” proprio perché ci appartiene.
Se questo lato non viene ripreso, la proiezione cadrà e, in quel momento, anche la relazione sarà in pericolo perché proprio quello che ci ha attratto, diventerà insopportabile.

SOLE – MERCURIO rappresenta l’immagine del folletto Hermes, mitico dio messaggero, adolescente, sempre in movimento, astuto, bugiardo e commediante.
La donna che ha questo tipo di sole, è attratta da uomini intelligenti, brillanti, inventivi, divertenti, sempre a caccia di novità e di eccitazione: sono uomini giocosi che mantengono un rapporto privilegiato con il bisogno di giocare, di restare giovani, a volte troppo, uomini che sono comunicativi, dinamici e un po’ narcisisti; spesso un po’ labili ed evanescenti.
Ovviamente ogni archetipo ha un suo lato ombra e, nel caso di Hermes le difficoltà di questo uomo sono tutte nella sua capacità di struttura, nell’impegno e nella costanza.
Esattamente come gli adolescenti, sono attratti da ciò che c’è di nuovo e, di volta in volta, possono lasciare quello che hanno per avventurarsi verso quello che ancora non conoscono. Sono leggeri, superficiali e insensibili.
E’ un archetipo che attiva il bisogno di conoscere e di sperimentare della donna, di restare in contatto con la sua parte giocosa e divertente.

SOLE – MARTE è l’immagine di Ares il Dio della guerra; personaggio focoso, forte, impulsivo e sempre pronto a litigare e ad entrare in guerra mostrando le sue armi.
Forza, potenza, istinto puro, coraggio, incoscienza e grande potenza sessuale sono le sue doti: la donna che si avvicina a lui cerca un uomo battagliero, reattivo, forte, audace, pieno di slanci e molto volitivo.
Il lato ombra di questo Sole sta nella difficoltà di stabilizzare le emozioni e soprattutto la rabbia; è irrazionale, permaloso ed insofferente perché è incapace di mediare il che rende difficile il dialogo e l’incontro soprattutto quando è sotto pressione; c’è, inoltre, una grande incostanza che si manifesta in cambiamenti repentini di idee e di umore dovuti quasi sempre a crisi di intolleranza e di aggressività.
E’ difficile pensare di avere ragione con questo tipo di persona. C’è grande energia che può facilmente diventare aggressività.
Questo archetipo va ad attivare il bisogno di affermazione e di individuazione della donna; indica che la donna deve riprendere contatto con la sua forza e con la sua identità.

SOLE – GIOVE la donna è attratta dal Re degli Dei.
Lui deve essere prestigioso, fantastico e magari anche in grado di offrire sicurezza a diversi livelli e – cosa importante - non deve avere nulla a che fare con l’ordinarietà, deve ispirare grandezza, miglioramento, voglia di apertura e di conoscenza.
C’è qualcosa di magnifico e di irraggiungibile in questo archetipo che si manifesta nella voglia di aprirsi in ogni campo nuovi orizzonti. Suscita così tanto interesse perché è avventuroso, generoso, aperto e non si accontenta di ciò che ha; deve crescere in ogni campo della vita.
Il lato ombra di Zeus sta nella facilità di passare dall’entusiasmo e dall’idealizzazione alla delusione; spesso non ha il senso della realtà e non vede limiti e tende a fagocitare tutto quello che tocca. La sua difficoltà a stare dentro una struttura può esprimersi attraverso un bisogno continuo di avventura che può interessare anche il lato relazionale.
E’ un archetipo che attiva il bisogno di crescere e di conoscere della donna: è lei che deve trovare attraverso di lui, il suo bisogno di non fermarsi ma di porsi in continuazione mete che la portino ad esplorare i lati non conosciuti di sè.

SOLE – SATURNO è un archetipo molto forte che si manifesta attraverso la struttura, la solidità, il bisogno di stabilità e di maturità.
Le sue qualità sono senso del dovere, caparbietà, resistenza, costanza e bisogno di raggiungere una meta e un ruolo di responsabilità a cui si aggiungono capacità di dirigere, di proteggere e autorevolezza; si attiva potentemente nelle donne che hanno sofferto di forte carenza paterna e che desiderano trovare sicurezza attraverso qualcuno che guidi e che rassicuri magari ponendo anche dei limiti.
L’ombra di Saturno è difficile, è legata al controllo, alla paura, alla difficoltà di credere nelle proprie capacità e ad una fortissima difficoltà nei cambiamenti che può portare a vivere una vita monotona, quasi cristallizzata nelle abitudini e nei ritmi sempre uguali.
Rappresenta per la donna un bisogno di riconoscere la propria autorità interna e di avviarsi verso un maggior senso di responsabilità.

SOLE – URANO è l’archetipo del Dio del cielo stellato simbolo ovviamente di qualcosa che è distante, almeno non facilmente contattabile.
E’ un archetipo associato ad un uomo potente a livello mentale, grande progettatore, uomo che ama la libertà e che non riesce a stare dentro a nessuna struttura: teme di essere imprigionato e di perdere la sua potenzialità di movimento e di cambiamento.
E’ aperto a tutte le opportunità, ancorato ad ideali che ovviamente sono difficili da portare nella realtà; è all’avanguardia, sempre travolto da quello che c’è di nuovo e di diverso, è anticonvenzionale, molto comunicativo ma al tempo stesso distaccato, difficile da imbrigliare e con difficoltà a livello emotivo: è rapido nella testa, nelle idee, a volte sembra incomprensibile e inafferrabile.
Il suo lato ombra sta nella difficoltà di restare dentro alle situazioni; è freddo, razionale, lucido ma quasi mai coinvolto; è un grande affabulatore che può però non distinguere bene l’ideale dal reale. Può essere inaffidabile, instabile e imprevedibile.
Attiva nella donna il suo bisogno di libertà e di autenticità; serve per non restare imprigionate dentro a ruoli tradizionali e per sperimentare nuove possibilità.

SOLE – NETTUNO incarnazione di Poseidone, Dio del mare e degli abissi, Dio che non poteva mostrarsi; doveva cambiare forma ogni volta che saliva in superficie.
Questo indica la difficoltà per gli umani di coglierlo perché non ha forma, ma assume quella che gli diamo noi: è un uomo difficile da comprendere, a volte addirittura da “vedere” nel vero senso della parola; è un uomo sensibile, empatico ma sfuggente; ha una forte componente femminile a livello psichico che lo porta ad essere romantico, sognatore, raffinato nella sua componente artistica, a volte spirituale e mistica. Capace di cogliere stati d’animo impercettibili; instabile e mutevole, triste e nostalgico, a volte vittimizzato: impossibile da dimenticare così come impossibile da fermare.
Il lato ombra è la caoticità, la fragilità emotiva che lo può spingere a perdersi nel tentativo di evadere una realtà per lui inaccettabile; è fantastico ma può essere al tempo stesso distruttivo come lo era il Dio quando scuoteva la terra e le acque con il suo tridente; incapace di gestire le sue tempeste emotive può letteralmente travolgere tutto ciò che tocca; a volte invece sparisce, si inabissa e non esiste nella realtà.
Sole Nettuno attiva nella donna il complesso del salvatore, il bisogno di riconoscere la sua empatia e di portarla a contattare qualcosa di più grande di sé. E’ importante comprendere che nessun uomo reale potrà mai indossare questi panni perché sono assolutamente idealizzati e fantastici.

SOLE – PLUTONE è l’archetipo di Ade, Dio degli Inferi e del mondo sotterraneo.
La donna che ha Sole Plutone è attratta da uomini intensi, con un forte potere sessuale e psichico; sono uomini di potere, intriganti, pieni di creatività e di carisma ma anche di mistero; difficilmente rivelano ciò che sono e ciò che hanno dentro ed è proprio questo che li fa apparire incredibilmente affascinanti; non si scoprono, sono sensibili e in grado di cogliere tutto ciò che si muove al di sotto della coscienza; sono investigativi e capaci di vivisezionare qualsiasi persona solamente guardandola.
L’ombra è scura, spesso intrisa di potere che può essere distorto e usato male; a volte c’è grande insoddisfazione che li porta ad agire con qualsiasi mezzo pur di ottenere ciò che desiderano; sono costantemente spinti a superare i loro limiti, adorano la sfida a volte anche quella “all’ultimo sangue”. Sono coraggiosi fino al cinismo. Nel loro lato infero possono diventare estremamente distruttivi.
La donna che sceglie questo uomo ha bisogno di scoprire il rapporto con il suo potere personale e non può e non deve delegarlo all’uomo perché, nel caso, può finire per distruggere tutte le sue potenzialità ingaggiando guerre e battaglie che la portano a incamerare rancore e risentimento che può nuocere in profondità.

Attraverso la lettura di questi archetipi ogni donna può ritrovare quella familiarità con delle parti personali che hanno tentato di prendere vita attraverso un’altra persona.
La conoscenza delle proiezione serve a riconoscere e sviluppare dentro di sé quelle qualità che tanto hanno attratto nell’altro.
La proiezione è una tecnica molto sofisticata attraverso cui la nostra psiche cerca di raggiungere la completezza attirandoci anche in una sorta di fantastica trappola che ci permette di fare la nostra parte per la “sopravvivenza della specie”.

LA GELOSIA

di Lidia Fassio

Quasi tutti hanno sperimentato la “gelosia”; è uno dei sentimenti più potenti ed istintivi: basta guardare i comportamenti animali per renderci conto di quanto sia presente.
Un tempo sembrava quasi che non potesse esserci “amore” senza gelosia, ma se è vero che un pizzico di gelosia fa bene all’amore, quando essa diventa esagerata finisce per “far morire l’amore” poiché comincia a schiacciare la volontà e l’individualità di uno dei partners fino a bloccare ogni sua iniziativa.

Come tutti i sentimenti è sempre “personale” e non deriva quindi da comportamenti particolari dell’altro… esso si nutre della propria inadeguatezza e della bassa autostima.
Per questo, per salvare una relazione contaminata in maniera esagerata da questo sentimento, è importante lavorare sul problema individualmente, in modo da evitare di essere schiavi di qualcosa di atavico e compulsivo che però puà spingere l’altro a dover abbandonare per sottrarsi a qualcosa che reputa fortemente ingiusto e limitativo della sua libertà.

E’ bene ancora una volta sottolineare che la parola che meglio si affianca a quella dell’amore è “libertà” e soprattutto rispetto dell’altro e della sua diversità.
Tra tutti i sentimenti che l’uomo sperimenta nella vita, quello forse più difficile da accettare è “la gelosia” che – detto tra noi – è anche quello più comune, o almeno è comune quanto l’amore al quale spesso si aggancia e dal quale dovrà staccarsi per evitare di soffocarlo.

Cominciamo magari con il cercare di definire che cos’è la gelosia e cosa distingue un “normale” sentimento di gelosia da uno “patologico” che può sfociare anche in gesti fortemente inconsulti.
La gelosia scatta nel momento in cui si ha paura di perdere qualcosa di estremamente importante e vitale per un soggetto, a causa di un’altra persona.
Dunque, perché ci sia gelosia solitamente ci devono essere 3 persone: due persone di esse stanno dentro ad una relazione ed una – che può essere reale o immaginaria – che minaccia dall’esterno. La gelosia è un sintomo ossessivo che si insinua come un tarlo nella mente di un soggetto e comincia a seguire il suo percorso, spesso contro ogni logica e contro la realtà dei fatti.

E’ bene quindi cominciare a sottolineare che la gelosia la sperimentiamo già nell’infanzia, magari con la nascita di un fratello o di una sorella che sembra togliere il primo posto sulla scena familiare; è dunque un sentimento atavico presente ovunque, basta guardare gli animali che sono veramente gelosi e capaci di reazioni interessanti finalizzati a scacciare “l’intruso” quando questo sembra avvicinarsi troppo all’oggetto delle loro attenzioni.

Le persone sembrano concordare sul fatto che la gelosia sia un “pessimo sentimento” tuttavia sembrano anche d’accordo sul fatto che tutti la provano e che, quando emerge, è impossibile trattenerla e non esprimerla.
Infatti, le persone particolarmente gelose sembrano impossibilitate a non lasciar trapelare i loro sentimenti anche quando sanno perfettamente che sono controproducenti: questo imprime una tonalità potente alla gelosia, al punto da non poter fare a meno di esploderla in modo più o meno consono, ma quasi sempre contro la volontà personale.

Gi studi di psicologia dicono che di gelosia soffrono sia gli uomini che le donne anche se i primi faticano di più ad ammetterlo; tuttavia le motivazioni sottostanti, quelle che mettono in moto azioni e comportamenti tesi a prevenire o a reagire, sono diverse a seconda che si tratti di uomini o di donne.
Gli uomini sono molto più gelosi se sono indotti a pensare che la propria partner possa avere rapporti sessuali con altri uomini; mentre le donne sono molto più disturbate dall’eventualità che i loro partners intrattengano relazioni sentimentali con altre donne.

Siccome la gelosia è un istinto primario che ha origine con l’uomo siamo portati a pensare che nell’uomo sia un retaggio che tendeva ad assicurare la certezza della paternità ed in effetti la gelosia maschile è prettamente “sessuale” anche se i più maligni dicono anche che l’uomo ha molta paura del confronto sessuale e quindi tende con ogni forma ad impedirlo nella sua compagna; nella donna invece la gelosia prende spunto dal grande bisogno di avere la sicurezza sulle risorse che un tempo venivano fornite dal maschio e, proprio per questo, è gelosa della disponibilità maschile ad investire emotivamente ed affettivamente su un’altra donna.

Tuttavia, siccome è proprio all’intero delle relazioni amorose che noi sperimentiamo buona parte della nostra personalità, è lì che schizzano fuori i nostri complessi e le nostre paure; nella gelosia c’è qualcosa di profondo e di grezzo che ha a che fare con l’accettare o meno la sfida che ogni persona che entra nella nostra vita ”può esserci e può anche non esserci”: quindi, nella gelosia entra appieno il discorso del possesso e della paura di perdere l’oggetto d’amore che genera una profonda angoscia interna capace di far scaturire reazioni spesso difficili da conoscere e da contrastare.
E’ un sentimento difficile ... a volte… impossibile da confessare perché universalmente considerato “tragico” , in quanto va ad invadere la libertà e il diritto di un’altra persona; la gelosia si nutre di sospetti, di controllo, di invasioni della privacy altrui; tutte cose che rivelano una dimensione psichica profondamente conflittuale che sta all’interno della psiche della persona gelosa e non deriva dall’altro come contrariamente si è indotti a pensare.

Tra l’altro, la gelosia offusca la mente; crea e alimenta fantasmi che nutrono i sospetti fino ad alterare, in alcuni casi, il rapporto tra la fantasia e la realtà.
Questo deriva dal fatto che sull’altra persona si sono riversati investimenti che dovrebbero essere personali che hanno a che fare con la sopravvivenza psicologica che, vengono meno, nel momento in cui si pensa che l’altro potrebbe non esserci.

Il timore di perdere ciò che si ritiene assolutamente indispensabile per vivere crea una serie di sconvolgimenti psicologici che finiscono per agire e fare da detonatori sull’aggressività.
Infatti, gli individui gelosi hanno una grande facilità a trasformarsi in aggressori: interessante ciò che scriveva Proust a proposito di questo sentimento: “la gelosia non è altro che un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell’amore”.
Nel caso della gelosia, il desiderio profondo di possesso viene applicato all’oggetto di amore che si ritiene essere l’unico in grado di permettere la nostra sopravvivenza, ed è questo desiderio profondo a spingere verso persone che favoriranno il lasciar emergere la gelosia che darà poi spazio a quella sorta di tirannia e di controllo dell’altro che passeranno attraverso la litigata, la scenata e l’impossibilità di renderlo libero.

Tutto ciò però riporta alla propria insicurezza ad un senso di autostima molto basso e ad un bisogno di unità e di esclusività che sono ancora legati al bisogno illusorio di essere gli “unici” ad abitare la dimensione psichica dell’altro, ed ancora una volta si rinnova tra gli amanti l’antico sogno di onnipotenza del bambino che vuole essere l’unico per la sua mamma.

Il bisogno di esclusività quando si sente minacciato fa emergere il sospetto che l’altro abbia un’altra persona e che, dunque, possa in qualche modo “essere sottratto”.
Nella gelosia tuttavia, si inserisce ad un certo punto una dinamica che non ha nulla a che fare con l’amore, ma invece trae nutrimento dal potere.
La gelosia è una fortissima dinamica tra le case IIa e VIIIa dove guarda caso troviamo rapporti intensi tra Venere e Plutone che indicano un profondo invischiamento tra amore e potere.

Lo psicologo Davis dice che a rendere tanto forte la gelosia c’è la sottostante idea che più teniamo al “possesso” di una persona più diventiamo vulnerabili; in effetti, nel geloso, l’altra persona viene trattata né più e né meno alla stregua di una “proprietà” da proteggere e da mettere sotto chiave nel caso in cui essa sia minacciata.
Certo è che nella persona gelosa il concetto di possesso è sempre estremamente forte e, ad esso, si accompagna sempre un senso di insicurezza legato alle proprie possibilità e capacità di amare; in effetti, la gelosia mostra chiaramente una vulnerabilità nel concetto di valore personale e nel bisogno di agire quindi un controllo teso a mantenere ciò di cui si ha bisogno.

E’ chiaro che in questo tipo di situazioni, soprattutto dove sono molto potenti questi sentimenti, non possiamo non pensare che alla base ci sia un problema di “scelta” ed uno di difficoltà a credere che l’altro possa “continuare a scegliere liberamente”, quindi , se vogliamo vedere la gelosia da un punto di vista astrologico dobbiamo andare a cercare le sue radici in problemi che partono proprio dalla casa seconda e da una difficoltà ad avere una sicurezza nelle proprie risorse personali e nella capacità di poter avere amore senza bisogno di attuare su di esso un controllo che tenda a sacrificare la libertà dell’altro.

I PIANETI DELLA GELOSIA

Le dinamiche tra Venere e Plutone sono estremamente potenti per attivare la gelosia; tra le altre cose, le lesioni di Venere infilano nel tunnell della difficoltà, soprattutto per la donna, di sentirsi in grado di scegliere e di conquistare; si ha paura di non essere sufficientemente attraenti e di non avere dunque quelle caratteristiche che, da sole, dovrebbero mantenere l’altro in relazione senza doverlo in qualche modo “obbligare”.

Plutone poi può fare il resto: la paura della perdita è molto forte quando è leso e, altrettanto possiamo dire il bisogno di controllo che tende a prevenire l’eventualità dell’abbandono; tuttavia questo pianeta è in grado di mettere in atto delle difese potenti che possono andare dal controllo semplice, fino alla minaccia e all’aggressione.

Nel caso di VENERE PLUTONE però la gelosia è più strettamente collegata alla paura della perdita dell’oggetto d’amore che si ritiene insopportabile per la propria sopravvivenza.

La gelosia però è anche fortissima nel caso di dinamiche VENERE MARTE che hanno sfumature diverse più legate alla possibilità di conquista e al bisogno di lotta che l’aspetto reca in sé.
Infatti nelle quadrature e opposizioni tra Venere e Marte c’è un grande bisogno di conquista continua a cui segue quasi una caduta di interesse che può essere sfruttata dall’altro per “far ingelosire” al fine di produrre una nuova ventata di interesse e di passione.

C’è ancora un tema importante che invece riguarda i rapporti dinamici tra VENERE E GIOVE dove invece c’è un reale bisogno di “possesso sull’altro” in quanto viene visto come colui che dà sicurezza e alimenta la nostra crescita, riempiendo i nostri vuoti.
Infatti, l’illusione in questo caso passa proprio attraverso il pensare all’altro come colui che nutre e che arricchisce su diversi piani e, la dinamica ha molto a che fare con un processo di “voler ingerire” l’altro per poterlo trattenere sempre all’interno di sé.

I SEGNI PIU' GELOSI

I
segni zodiacali che sono più soggetti al possesso e alla gelosia sono quelli di Fuoco, molto legati alla vanità e all’esclusività che, proprio per questo vivono l’altro come colui che può dare lustro e orgoglio a sé stessi, alla propria egopatia e al proprio narcisismo; inutile dire che i segni di Fuoco sono i più legati alla “conquista” e al concetto atavico di “possesso su quello che è stato conquistato”.
Ad essi si aggiungono senza alcun dubbio il Toro e lo Scorpione; il Toro più degli altri ha bisogno di garantirsi le sue sicurezze attraverso le persone che abitano nel suo territorio e che, pertanto, considera “sue” alla stregua di una proprietà e che è pronta a difendere con le unghie e con i denti; lo Scorpione invece teme fortemente l’abbandono emotivo e la perdita di potere personale che ha già sperimentato nell’infanzia e che cerca disperatamente di evitare attraverso il mantenimento del contatto con l’altro ad ogni costo fino a che, in ultima analisi, può essere fatto attraverso il dominio, la sottomissione totale passando sempre attraverso strane dinamiche di potere.
Tutti gli altri segni sono notoriamente meno gelosi, a meno che, all’interno del tema natale non vi siano dinamiche tra i pianeti che abbiamo segnalato sopra.

URANO E L'EROS

di Maria Teresa Mazzoni

Nella sequenza planetaria, se Saturno rappresenta il passato, la regola, il limite e la difesa dello status quo – Urano è il nuovo che irrompe nella vita quotidiana interrompendo il ritmo degli schemi collaudati, capovolgendo i modelli precostituiti, sovvertendo i parametri sociali e culturali del luogo e del tempo a cui l’uomo appartiene.

C’è soprattutto un settore della vita e dell’espressione umana che la collettività ha sempre cercato di irreggimentare: quello della dimensione amorosa.
L’incesto, come ha affermato Freud, è stato uno dei primi tabù umani e il nono comandamento “Non desiderare la donna d’altri” si ricollega alla stessa proibizione: non amare la propria madre, la propria sorella, le donne del proprio clan.
La civiltà, fin dai suoi primi stadi, ha cercato di regolamentare il matrimonio sviluppando vari sistemi il cui scopo era quello di stabilire delle regole per la sessualità; la stessa cosa ha fatto la religione.
Ma Eros è una divinità ambigua, perché come dice Jung: “appartiene da un lato all’originale natura animale dell’uomo…………….dall’altro………è apparentato con le forme più alte dello spirito”; di conseguenza assegnargli dei confini non è semplice.

Eros è quella forza coesiva della natura che spinge l’uomo ad uscire fuori da sé per andare verso l’Altro e per abbracciare qualcosa di più grande del suo Io limitato; è l’impulso che si realizza solo per mezzo dell’incontro; è il desiderio di ritrovare in un’altra persona quella parte di sé che, per varie ragioni ma soprattutto per i vari condizionamenti, si è persa alla nascita.
Per tutti questi motivi la sessualità, per quanto non possa completamente prescindere dalle situazioni culturali, conserva un aspetto di libertà e imprevedibilità che può disorientare l’individuo e turbare l’ordine sociale.

Questo ruolo dell’eros è svolto astrologicamente, secondo me, da Urano.
Marte e Venere, pianeti comunemente legati all’amore e alla sessualità, hanno soprattutto una funzione fisico/biologica; il loro livello di comunicazione corrisponde all’Elemento Terra perché riguardano la sessualità maschile e femminile.
Più precisamente il desiderio sessuale presente in entrambi i sessi è indicato da Marte; il modo di dare e ricevere amore, di amare fisicamente è simboleggiato da Venere.
Le tensioni sentimentali sono poi correlate al Sole e alla Luna; l’affinità mentale e culturale riguarda Mercurio; il fascino e le illusioni sono appannaggio di Nettuno; ma l’intuizione improvvisa di ciò che l’altro può rappresentare per noi, la perdita degli abituali punti di riferimento caratteristica dell’innamoramento, l’inquietante mutamento dell’Io, sono opera di Urano.

Questo è l’eros che ci pone di fronte all’imprevedibile, che ci fa intravedere orizzonti diversi e dimensioni mai immaginate, che ci proietta in un universo assolutamente sconosciuto dove rischiamo di perdere la nostra identità, ma possiamo anche trasformarla attraverso un’esperienza che, secondo Jung, è addirittura di tipo iniziatico.
In essa gioia e sofferenza, illusione e verità, felicità e paura convivono intrecciandosi in una suggestione emotiva che ci può far trascendere la nostra soggettività limitata proiettandoci verso un’intuizione di totalità che ci sconvolge.
L’Io si sente estraneo a se stesso perché improvvisamente avverte la sua solitudine e comprende il suo intimo bisogno: il bisogno dell’Altro.

La mancanza di autonomia, l’incapacità a capirsi, il senso di inadeguatezza di fronte al mondo, sembrano poter essere finalmente superati da quell’incontro che trasforma l’Io in Noi e la sensazione di poter esplorare attraverso l’Altro le dimensioni più nascoste della propria personalità, di potersi avventurare insieme sul terreno oscuro e misterioso dell’Essere e condividere l’autentico significato della vita - sconvolgono l’esistenza quotidiana spingendo l’Io e il Tu verso quella grande esperienza che è l’autoconoscenza.
Questa esperienza può essere anche un grande miraggio perché travolti da quella sensazione di imprescindibilità e irrinunciabilità che caratterizzano l’azione di Urano, dal balenante e misterioso ricordo di un Paradiso perduto che si potrebbe riconquistare, l’Io può intravedere meraviglie inesistenti e incorrere in errori imperdonabili.

E’ l’eterna storia della Caduta che si ripete all’infinito; ma dovremmo sapere come la crescita e la presa di coscienza siano strettamente legate ad essa e come l’autenticità dell’uomo consista proprio nell’accettare il rischio dell’errore.
Soltanto misurandosi con questa possibilità e con la sofferenza che ne deriva, l’uomo avvia il processo della sua “crescita” perché nello Sbaglio, nel Peccato, nella Trasgressione si nasconde la Conoscenza.

Urano propone tutto questo con la sua energia innovativa e l’Amore, l’Eros, l’Affettività diventano la causa primigenia dell’Esistere.
A livello affettivo Urano in astrologia pone l’accento sulla maggiore o minore indipendenza dell’eros, sull’aspirazione - consapevole o meno – a vivere l’esperienza amorosa prescindendo dalle regole, dai vincoli, dai legami ed è la sua azione che nell’individuo libera le energie non “agite”. Queste, arrivando alla coscienza, rompono l’equilibrio dei precedenti parametri affettivi; la linearità delle scelte viene messa in discussione; l’imprevisto irrompe nella vita e negli affetti. L’eros e i sentimenti toccati dal pianeta esprimono una vitalità che l’Io non conosceva e gli aspetti della personalità che fino a quel momento non avevano mai vissuto preché bloccati nell’inconscio, esplodono senza preavviso.
Sono i momenti dei grandi Amori, delle grandi Passioni ma anche delle grandi Crisi affettive ed esistenziali.

Tuttavia nei temi natali, quando Urano è legato ai pianeti dell’affettività, simboleggia la possibilità di un processo evolutivo che si sviluppa attraverso la vita affettiva e se il pianeta si trova nella VII Casa, soprattutto in un tema femminile, la sua simbologia è legata alla spiritualità e alla trascendenza dell’eros.
Esso indica infatti quello che l’Io aspira a dividere con l’Altro anche a livello spirituale e come cammino evolutivo vissuto all’interno della coppia; per cui all’istinto e alla passione – temi iniziali della relazione amorosa – dovranno seguire la consapevolezza delle proprie motivazioni interiori e l’accettazione dell’altro nella sua reale identità.

Urano è la Differenziazione e se all’inizio rappresenta quell’aspetto dell’Eros che ci fa intuire la possibilità di una unione totale nella quale convergano anche le parti dell’Io che si sono perse alla nascita; se è l’innamoramento, il colpo di fulmine, la sensazione che ciò che era non è più e d’ora in avanti tutto sarà diverso – in un secondo momento è il “risveglio”, la presa di coscienza a cui si arriva attraverso la rimessa in discussione di se stessi e del partner; è la “crisi”.

Nella prima fase dell’amore si è vissuto uno stato di grazia simile al rapporto simbiotico che c’è tra madre e figlio nella prima infanzia: le differenze tra l’Io e il Tu sono state annullate e l’altro è stato sentito come psicologicamente identico a sé.
Ma questo periodo idilliaco in cui psicologicamente si verificano potenti fenomeni di proiezione viene regolarmente superato. L’individualità viene così recuperata e si prende coscienza della vera personalità dell’altro; ma l’identità originaria si spezza e l’armonia, la fiducia, il totale abbandono si perdono.
E’ un momento di delusione inevitabile per ciò che l’altro non è e non può rappresentare, ma è anche il momento in cui ritirando le precedenti proiezioni, ci si può rendere conto, proprio attraverso Urano, di come nell’altro ci abbia attratto la sensazione di poter vivere insieme ciò che da soli non si riesce a vivere. Perché il ruolo del pianeta a livello di Eros è, secondo me, quello che Jung chiama “funzione trascendente” ossia l’unificazione dei contenuti consci ed inconsci; questi facilitano l’emergere di qualcosa che, pur non eliminando completamente le tensioni interiori, le può allentare attraverso una nuova situazione.

Si può allora, in virtù di Urano, approdare ad un nuovo sviluppo del rapporto, all’accettazione dell’altro nella sua autentica identità ma soprattutto si può realizzare un rimodellamento reciproco grazie al quale la relazione, non più basata solo sull’istinto, diventa consapevole e in quanto tale può cercare di realizzare le aspirazioni trascendenti del pianeta.
Questo adombra una svolta evolutiva che non potrà essere indolore proprio per il percorso di “crescita” che esso propone, ma la sua presenza simboleggia il desiderio di una comunicazione intensa, profonda e non tradizionale; un libero scambio delle idee, un’autentica parità e il rispetto reciproco, l’amicizia e la complicità, la condivisione di una vita che sappia superare la banalità e la routine.

Urano in amore non è facile da vivere perché la sua spinta trasgressiva, sempre volta verso altre possibilità, implica un continuum di momenti progressivi e regressivi che coinvolgono in profondità la personalità e il suo rapporto di coppia; ma proprio per le capacità trasformatrici dell’Eros può condurre ad una relazione autentica e praticamente inesauribile.

IL MASOCHISMO IN AMORE

di Lidia Fassio

Capita spesso di vedere persone che vivono la sofferenza quasi facendone un totem, una sorta di innalzamento rituale che sembra farli godere del loro “dolore”.
Ovviamente questi soggetti possiamo trovarli in vari contesti anche se, nel nostro caso, ci interessiamo di coloro che vivono la sofferenza all’interno di una coppia che, quindi, hanno bisogno di qualcuno che alimenti il loro soffrire e, anche se a livello cosciente si lamentano costantemente di questa condizione, non riescono quasi mai ad uscire dal loro problema che, pertanto, perdura fino a quando non riescono a lavorare su una vecchia dinamica, rea di aver prodotto uno schema che si ripete identico ed inesorabile nel tempo.

Il masochista è un soggetto che ha vissuto sensazioni di umiliazione e di vessazione e le ha registrate come le “uniche attenzioni ricevute”; anche questo problema ha una sua radice nell’infanzia anche se poi si manifesta, come sempre, nella fase adulta.
In particolare, questo aspetto è particolarmente evidente e riscontrabile nelle dinamiche astrologiche IIa VIIIa in cui possiamo trovare un insano legame tra ciò che piace e gratifica (IIa casa e Venere) e le frustrazioni e le umiliazioni che, invece, venivano date spacciandole e contrabbandandole per amore (VIIIa casa e Plutone); in pratica, nel masochista si è verificata una sovrapposizione tra amore e sofferenza senza che vi siano confini precisi tra l’uno e l’altra; le due sensazioni si sono così unite come se tutto fosse assolutamente naturale, per cui, anche più avanti nella vita, diventa difficile vivere la prima esperienza senza desiderare anche la seconda.

In pratica il masochista è un soggetto che prova soddisfazione, gratificazione e piacere quando sperimenta sofferenza e umiliazione (in alternativa possiamo trovare situazioni analoghe in aspetti disarmonici tra Venere, Plutone e Marte in cui possono legarsi a doppio filo i due lati della stessa dinamica psicologica apparentemente divisi e separati (masochismo e sadismo).
In effetti, il masochista è l’alter ego del sadico che, ovviamente ha sperimentato un problema analogo ma ha reagito infierendo (acting out) anziché subendo (acting in).
Le due personalità si attraggono inevitabilmente, anche perché sono i due lati di una stessa medaglia per cui, se non si incontrano, nessuno dei due potrà vivere la sua tipologia, in quanto strettamente dipendente dall’altra.

La caratteristica principale della personalità masochista è la vergogna che sperimenta costantemente perché si sente sbagliato e in torto: diverso dunque dal senso di colpa che, invece, è caratteristica più saturniana che nasce dal giudizio su ciò che abbiamo o non abbiamo fatto.
Ci si può sentire in colpa senza necessariamente provare vergogna, mentre non si può provare vergogna senza sentirsi anche in colpa.
La vergogna nasce da qualcosa che si ritiene profondamente sporco o sbagliato in noi e si accompagna quasi sempre al bisogno di nascondersi, di non mostrarsi, ed in effetti, il masochista ha sempre sperimentato molta vergogna attraverso il modo di parlare dei genitori che spesso gli hanno detto “vergognati, vatti a nascondere, fai schifo”; in questo modo, la voce esterna viene introiettata e non lascia scampo al masochista che non può far altro che continuare a sperimentare umiliazione anche se ormai non più attraverso il genitore, ma attraverso un compagno che gli permetterà di ripetere lo stesso modello di relazione.

Certo, nel masochista si affianca sempre anche il senso del “non avere diritto” e questo fa sì che il soggetto finisca per farsi carico di situazioni del tutto disfunzionali perché crede di non avere alcun diritto a ribellarsi.
Insomma, la sofferenza finisce per far sempre parte della sua vita... ed è questo che gli consente di continuare a trovare quel particolare tipo di situazione.

Il masochista tende a mettersi in relazioni in cui gli altri lo umilieranno e approfitteranno di lui e non riesce a vedere quanta parte si gioca nella dinamica. Il lamento a quel punto serve esclusivamente a scaricare un po’ di tensione, per poi poter riprendere esattamente i ruoli di prima.

Il masochista si illude però di essere servizievole e buono; in realtà la sua tipologia caratteriale lo porta a mettersi in condizioni di “inferiorità ” solo ed esclusivamente perché si sente di non poter aspirare ad altro ma, in fondo, è sempre molto arrabbiato per il ruolo che occupa.
Ed è in questa sua ambivalenza che può continuare a giocare questo strano rapporto: infatti, il masochista ha bisogno di occuparsi degli altri in modo da sentirsi indispensabile; cerca dunque di ottenere quel valore che non sa assolutamente dare a sé stesso; purtroppo però, siccome tende per compensazione a svilire gli altri anziché far loro del bene autentico, ottiene quasi sempre l’effetto contrario ovvero che gli altri si sentano arrabbiati con lui che, in un certo senso nutre la loro dipendenza per bisogno.

Tra le altre cose i masochisti contrabbandano fortemente i loro valori e la loro indipendenza in cambio di maltrattamenti e di vessazioni a cui non sanno ribellarsi perché hanno delegato completamente la loro rabbia per potersi identificare con un lato “buono” che, in effetti non posseggono.
Non usano il loro potere personale perché temono di non avere poi la forza per affrontare la vita in modo indipendente: così, si candidano a sofferenze continue perché nutrono rancore contrabbandandolo per amore… e danno servizi per non vedere la loro dipendenza: continuano in pratica a fare a sé stessi ciò che tanto hanno rimproverato ai loro genitori.

LA MOLESTIA

di Lidia Fassio

La molestia lascia sempre in difficoltà di riconoscere i partners.
Si ha così tanto bisogno di attenzioni, di affetto e di riconoscimento che spesso non si riconoscono i pericoli perchè o si è dovuta inibire la percezione dei segnali di pericolo (tipici del pre-sentire della Luna), oppure si è inibita la propria volontà (in questo caso si è annulato Marte).

La molestia è tuttavia un territorio Plutoniano che porta fuori insieme potere e disgusto, amore e odio, desiderio e punizione ...è, dunque, la regina delle condizioni di ambivalenza.

CI SONO CERTI SGUARDI...

Ci sono certi sguardi di donna

che l'uomo amante non scambierebbe

con l'intero possesso del corpo di lei

Chi non ha veduto

accendersi in un occhio limpido

il fulgore della prima tenerezza,

non sa la più alte delle felicità umane


di G. D'Annunzio