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Chiara Inesia


venerdì 14 marzo 2008

LA CONOSCENZA DI SE'



"La conoscenza di sè porta alla felicità"

Yuan Lee

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Questa frase dice tutto della vita!
Riporto qualche parola di Osho da “ La via del cuore” , anche se, Yuan Lee, con meno parole di un Haiku ha già detto tutto!
Ciao Massimo.

Inferno e paradiso sono dentro di te. Le soglie sono molto vicine: con la mano destra puoi aprirne una e con la sinistra l’altra. Basta un semplice cambiamento nella tua mente , e il tuo essere è trasformato: dal paradiso all’inferno e dall’inferno al paradiso. Questo accade sempre. Qual è il segreto? Il segreto è questo: ogni volta che sei inconsapevole e agisci inconsapevolmente, sei all’inferno; ogni volta che sei consapevole e agisci in piena consapevolezza, sei in paradiso. Introduci un po’ più di consapevolezza nella tua vita. Ciascun atto deve essere compiuto in maniera meno automatica di quanto hai fatto finora. E tu possiedi la chiave: se stai camminando, non procedere come un robot. Non continuare a camminare come hai sempre fatto, non agire meccanicamente. Muoviti con più consapevolezza, rallenta, lascia che ciascun passo avvenga in piena consapevolezza.
Il Buddha diceva ai suoi discepoli: Quando sollevi il piede sinistro, in profondità devi dire: ”Sinistro”, e quando sollevi il destro: “Destro”.
Provalo con piccole azioni. Non è necessario fare grandi cose. Mangiare, fare il bagno, nuotare, camminare, parlare, ascoltare, cucinare il cibo, lavare vestiti: deautomatizza tutti i processi.
Consapevolezza vuol dire che tutto ciò che accade al momento avviene con totale consapevolezza: tu sei presente. Se tu sei presente quando esplode la rabbia, questa non può insorgere. Può imporsi solo mentre sei addormentato. Quando sei presente e immediato, nel tuo essere comincia la trasformazione, perché in quello stato molte cose semplicemente non possono accadere; tutto ciò che viene definito peccato diventa impossibile. Quindi, in realtà, esiste un solo peccato, ed è l’iconsapevolezza.

Chiara Inesia Sampaolesi ha detto...

Grazie Massimo per il tuo post.

Non ho mai approfondito gli scritti di Osho, credo di avere dei preconcetti su di lui ....non mi piace lo sguardo che aveva, non mi piacciono molte cose che derivano da lui, ma probabilmente anch'egli ha lasciato delle belle verità.

Sai la parola peccato deriva dal latino Peccus che vuol dire difettoso nel piede, il difetto nel piede conduce ad un errore di deambulazione, così come ad un errore nel cammino della vita, quando non siamo sul nostro cammino, sicuramente stiamo commettendo un peccato, questo io credo.

La consapevolezza è fatta di tanti gradi, di tanti steps, il primo dei quali credo sia proprio la conoscenza di sè e del mondo.
Lo diceva anche l'oracolo di Delfi: "Conosci te stesso", ciò ci consente di non attribuire più la responsabilità di quello che ci accade agli altri, ma solo a noi stessi e di capire che le cose dipendono da noi e non dagli altri.

Ma anche questa conoscenza non è sufficiente per non "peccare" e dunque, soffrire, perchè la sofferenza è indice che non si è sulla propria strada.
Secondo i Buddisti infatti la prima causa di sofferenza è l'ignoranza, la seconda è il desiderio, l'attaccamento.

Inizialmente credevo si dovessero spegnere e ignorare i nostri desideri .....quale errore più grande ...poi capii che forse ciò che si racchiude in quella verità è che ciò che desideriamo rispecchia dei nostri bisogni delle nostre necessità, che la maggior parte delle volte cerchiamo di soddisfare dall'esterno e mai dall'interno e finchè rimarremo in quella posizione soffriremo perchè non avremmo colto il giusto significato, la giusta funzione di quei desideri ...cioè di andare a cercare dentro di noi cosa davvero ci nutre, ciò che davvero può generare la nostra felicità e farla persistere indipendentemente dagli altri.

Cari saluti!

Chiara Inesia

Anonimo ha detto...

Grazie Chiara per il commento. Creando questo blog hai fatto una cosa meravigliosa. Spero che sempre più persone lo conoscano perché è davvero ricchissimo di nutrimento per la mente, il cuore e l’anima. Io l’ho trovato casualmente (sempre che il caso esista) documentandomi sugli Indiani d’America…e ne sono davvero entusiasta! Sono perfettamente d’accordo con te che la felicità è dentro di noi. La strada è difficile. Ma è anche la sola possibile per capire cosa significa amare. Se riusciremo a trovare l’amore dentro di noi allora lo potremo dare senza doverci aspettare nulla in cambio. E’ solo trovando l’amore all’interno che esso potrà uscire.
Per quanto riguarda Osho anche io non sono d’accordo su molte cose che ha detto e, soprattutto, su alcuni suoi comportamenti che ha avuto durante la sua vita. Qualche anno fa una mia cara amica mi ha mandato uno scritto di Osho. Io non lo conoscevo. Le ho subito detto “E’ bellissimo!” . Poi per curiosità mi sono informato su Osho e l’ho richiamata dicendole che, per quanto fosse bello quello che avevo letto di lui non mi piaceva nulla. Lei mi ha prestato un libro…e poi ne ho letto qualcun’ altro. Devo dirti che comunque, in quello che ho letto, ho trovato delle grandi verità e molti spunti di riflessione.
Ciao, Massimo

Chiara Inesia Sampaolesi ha detto...

Grazie Massimo,

ciò che mi scrivi è molto importante per me, la mia intenzione con questo blog è proprio quella di condividere con gli altri ciò che mi ha aiutato e mi aiuta a mettermi quanto più in connessione con me stessa, a conoscermi, a scoprirmi, a scoprire il mio senso della vita, la mia via per la felicità.

Già ...l'amore dentro noi stessi per darlo poi agli altri... il problema è che confondiamo troppo spesso, ciò che vuol dire amore per noi, si tende a pensare che sia curarsi di sè, darsi amore, attenzioni, poi magari si scopre che invece è esattamente il contrario ....cioè volere la felicità dell'altro senza pretendere che gli altri ci diano qualcosa indietro, riconoscimenti o chissà che gratificazioni.

Oggi, come avrai visto dai post lasciati, il tema dell'Amore mi sta molto a cuore, ho ancora da imparare tanto in merito, davvero tanto!

E per le critiche ad Osho, il mio sbaglio sta nel pensare che essendo un maestro debba essere perfetto e non debba avere sbagliato niente, ma se mi rendo conto che anche lui come noi era in viaggio su questa terra per la sua evoluzione, allora posso provare a comprenderlo e a provare compassione per lui.
E con il termine compassione intendo rispetto e comprensione per la sua natura umana, come me qui sulla terra, per liberarsi dalla sofferenza.

Ma che fatica fare questi passi....

Cari saluti!

Chiara Inesia