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Chiara Inesia


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martedì 15 aprile 2008

I TRANSITI DI PLUTONE E L'OMBRA

di Chiara Inesia Sampaolesi

Plutone nella mitologia latina, (Ade per i greci) era padrone del regno dei morti, era il Dio degli Inferi.
Era lo sposo di Prosperina e aiutò i sue due fratelli Zeus e Nettuno a togliere l’autorità a loro padre, Saturno.
Quando si divisero il mondo, Zeus scelse come suo regno il cielo, Nettuno diventò Dio del mare e Plutone ebbe il mondo sotterraneo.
Plutone governava sulle ombre dei morti, era temibile per la sua natura fiera e inflessibile ma era anche ritenuto dispensatore dei beni nascosti nella terra.
Secondo la mitologia il regno degli Inferi era distinto in due luoghi separati: l'Elisio, luogo della ricompensa ultraterrena dei buoni e il Tartaro, dove venivano puniti i malvagi.
Solo più tardi nella concezione cristiana l’inferno viene visto come il luogo dove sono rilegati i peccatori e i ribelli a Dio, per subire i castighi dovuti alle loro colpe, visione che contribuisce tuttora, dal mio punto di vista, ad alimentare molta confusione e sofferenza sul concetto di bene e di male.

Da queste poche righe possiamo già comprendere tutto il profondissimo e meraviglioso senso di Plutone e di ciò che ci chiama a fare quando tocca i nostri pianeti, in particolare i nostri luminari, il Sole e la Luna.

Plutone governa le ombre, le ombre dei morti, i morti sono coloro che sono inconsapevoli e che non conoscono appunto le loro ombre, che non sono nient’altro che i propri lati più negativi, più bassi, definiti tali semplicemente perché in ombra, cioè non illuminati, non visti, non conosciuti, inconsapevoli e non “addomesticati”.
Il genere umano ha un storia ricca di guerre, di odi, di soprusi, di violenze che noi portiamo nella nostra memoria cellulare e ancor più energetica, cioè dell’anima, e non possiamo certo pensare che ciò che è stato il passato dei nostri avi, non sia ancora presente in noi.

Ma anche senza richiamare il passato prima di noi, ci basta pensare che infondo tutti noi, chi più chi meno ha delle tendenze aggressive, ha odio e rabbia represse, conseguenze di suprusi ed abusi subiti, perchè non siamo stati in grado di fare riconoscere il nostro valore, la nostra personalità, di affermarci nel mondo come avremmo voluto.
Plutone quando tocca la nostra Luna ci fa vedere tutte queste emozioni, ci fa toccare con mano ciò che mai avremmo creduto di noi, o per lo meno che la maggior parte di noi avrebbe mai creduto, perché abituati ad “essere buoni e bravi” avevamo pensato di cancellare e dimenticarci di certe emozioni così “basse”.
Non esiste l’alto senza il basso, non esiste il giorno senza la notte, così non esiste il bene senza il male.

Ma noi, essere coscienti e consapevoli, quando veniamo a conoscenza del male possiamo scegliere.
Il peccato originale ci ha dato la possibilità di conoscere il bene e il male, di questo dovremmo essere grati ad Adamo e ad Eva, ma Eva ha "peccato" perchè sapeva che il frutto era proibito e che non doveva mangiarlo, ma non ha resistito alla tentazione del serpente, rappresentate delle nostre pulsioni più basse e ha ceduto al "male", cioè l'istinto non consapevole.

La parola peccato infondo deriva dal latino peccus che vuol dire difettoso nel piede, il difetto nel piede conduce all’errore nel movimento deambulatorio, cioè ad un errore nel viaggio della vita, cioè ad una scelta verso una direzione errata.

Plutone ci chiede di riconoscere i nostri istinti, i nostri impulsi non domati, non addomesticati, per vederli, valutarli, accettarli e guidati poi dal buon senso e dalla ragione poterli trascendere e superare.
C’è una storia dei nativi americani molto saggia chiamata Due Lupi che dice:

Il nonno sta raccontando al nipote:
“Mi sento come se avessi due lupi che stanno lottando dentro di me. Il primo è pieno di rabbia, invidia e rancore, si sente cattivo e quando può, fa del male agli altri; il secondo invece è in armonia, felice e riesce ad amare e a fare del bene.“
Il nipote chiede: “Nonno, quale dei due vincerà?”
Il nonno gli risponde: “Quello che alimento.”

Ma solo quando avremo riconosciuto che in noi c’è anche “il lupo cattivo” potremo decidere e scegliere di alimentare quello buono.
Se nella vita non facciamo questo, soprattutto in occasione dei transiti di Plutone, in cui c’è questa accentuata attenzione a questi aspetti, rischiamo di vederli agiti dagli altri a noi vicini e magari possiamo attirarci violenze o cattiverie, proprio perché ciò che ci ostiniamo a non riconoscere in noi stessi ci deve venire agito dall’altro affinché noi possiamo vederlo e magari renderci conto che forse qualche aspetto negativo c’è anche in noi.

Ciò a cui ci spinge Plutone con la caduta nel mondo degli Inferi è solo a "conoscersi a fondo" per acquisire i doni e gli strumenti per sapere come gestire e convogliare al meglio le proprie energie riscoperte.
Ciò che identifichiamo troppo spesso come cattiveria, debolezza, ecc. non è nient’altro che un’energia rozza non ancora addomesticata, è solo una nostra potenza enorme che solo chiede di essere trasformata e usata in maniera saggia e utile per sè e per gli altri.

Un coltello ha mille funzioni utili e importantissime. Può essere un bisturi che apre il corpo di una persona ferita per estrarre la pallottola che sta mettendo in serio pericolo la sua vita, ma certo può anche essere uno strumento usato per fare del male agli altri e anche a se stessi.

Plutone ci fa andare negli Inferi ma ci fa uscire da questo luogo profondo di noi con dei tesori in mano, con delle grandissime risorse che prima non conoscevamo e che scappavano alla gestione del nostro buon senso …non a caso i Buddisti sostengono che la principale causa di sofferenza è l’ignoranza.
Tutto ciò che non si conosce fa paura, tutto ciò che viene illuminato può essere trasformato ed utilizzato al meglio, chi non fa questo sicuramente soffrirà molto.

Se Saturno ci fa lavorare sulle dinamiche di dipendenza emotiva e ci spinge all’autonomia togliendo ciò che non ha più ragione di essere, Plutone ci fa scavare a fondo in noi stessi per andare a trovare i nostri tesori, i nostri tesori più nascosti e preziosi.

Il mito di Plutone e del segno astrologico a cui è collegato, che è lo scorpione, è ben rappresentato dal mito sumero di Ereshkigal "Dea degli Inferi" e della sorella Inanna "Dea dei Cieli", che vi riporto come eccellentemente spiegato da Lidia Fassio, astrologa psicoterapeuta (da http://www.eridanoschool.it/):

- “Inanna decide di scendere negli Inferi a trovare la sorella Ereshkigal nel giorno in cui questa sta seppellendo il marito, quindi è piena di rabbia, di dolore, di rancore e di odio per la perdita subita. Inanna è assolutamente inconsapevole di cosa l’attenderà laggiù, anzi lei si aspetta gratitudine ed onore per il suo gesto. Ereshkigal invece la fa spogliare completamente, la umilia e quindi la appende letteralmente ad un gancio piantato nella parete e la lascia lì, affinché muoia lentamente per dissanguamento.

In questa lunga agonia Inanna è obbligata a vedere tutto ciò che accade nel mondo degli Inferi, a prendere coscienza ed a capire la desolazione e la morte che regnano laggiù.
Inanna viene poi salvata dalla sua governante, che non vedendola ritornare dopo tre giorni chiede aiuto ad una Dea del mare, la quale invia nel regno degli Inferi delle creature orrende e luttuose che sono disposte a scendere e ad affrontare Ereshkigal. Questi esseri si prestano ad intraprendere il viaggio carichi di doni da consegnare alla regina degli Inferi che, venendo accettata ed onorata, decide di ricompensarli concedendo la grazia ad Inanna.

Questo mito termina con due momenti salienti:
1) quando le due sorelle si salutano, Ereshkigal si accorge di essere incinta, a conferma del fatto che ogni lutto racchiude in sé i semi di una nuova vita;
2)infine Ereshkigal dice ad Inanna di fermarsi durante il ritorno a raccogliere ciò che lei ha messo vicino alle 7 porte che delimitano il suo regno, poiché questo sarà il suo personale regalo da portare nel regno dei Cieli.

Ad ogni porta Inanna trova una pietra, ma quando sarà risalita alla luce del Sole si accorgerà che si tratta invece di 7 gioielli purissimi.

In questo mito c’è tutto il simbolismo dello Scorpione diviso in sei fasi:

1) La discesa agli Inferi, un percorso obbligato per uno Scorpione affinché possa comprendere quali sono le dinamiche inconsce che determinano i suoi comportamenti e le sue reazioni.

2) Vedere cosa c’è laggiù simboleggia il percorso di dolore e di morte necessario per poter cauterizzare le ferite rimaste aperte, ancora purulenti e sanguinanti.

3) Il simbolo della nudità, che psicologicamente rappresenta la necessità di rinunciare a tutte le difese quando si intraprende il viaggio della conoscenza di sé.

4) Il perdono e la grazia che Ereshkigal concede dopo essere stata onorata, che simboleggia come per guarire dalle qualità negative occorra prima riconoscerle, onorarle e perdonarle in quanto ci appartengono anch’esse.

5) La gravidanza, che simboleggia i semi che si piantano durante questo percorso e che daranno i loro frutti.

6) I gioielli regalati ad Inanna stanno ad indicare che i tesori di ognuno di noi sono seppelliti sotto montagne di scorie, di dolori e di rancori, che occorre prima vedere e ripulire.

Questo è uno dei miti più belli in assoluto ed è legato al segno che più mostra contraddizioni, poiché possiede le qualità più infime ma anche le più nobili.” (Lidia Fassio) -

I sei punti sono esattamente tutto ciò a cui Plutone, transitando in aspetto ai nostri pianeti, ci chiede di fare. Ovviamente ciò sarà molto più necessario ed evidente per coloro che hanno Sole o Luna nel segno dello scorpione oppure che hanno Plutone dominante nel tema natale, ovvero che fa molti aspetti con gli altri pianeti.

Per concludere, un'altra cosa molto importante da ricordare è che Plutone ci dà anche la possibilità di superare l’attaccamento, il possesso; infatti Plutone ci dà la possibilità di lasciare andare, di non volere trattenere tutto per noi e inoltre quando transita in aspetto con il sole, testa il nostro potere, come noi lo abbiamo usato. Indubbiamente se abbiamo abusato del nostro potere sugli altri ci farà vedere i nostri lati neri, se invece non siamo mai riusciti ad esercitare il nostro potere allora può essere una forza grandiosa per potere usare in giusta misura e con saggezza il nostro potere, senza più delegarlo agli altri.

giovedì 6 marzo 2008

FIORI DI BACH

Posto questo nuovo argomento su richiesta di Viola che così mi ha scritto:

Cara Chiara Inesia, non posso aprire dei post sul tuo blog naturalmente, e quindi ti propongo in questa sede, un argomento secondo me molto interessante.
In particolare vorrei avere un tuo parere sui Fiori di Bach.
Sono efficaci?
Dopo alcune letture vorrei prendere OLIVE e anche White Chestnut, per superare un evento sentimentale piuttosto difficile.
Devo elaborare un lutto, inteso come perdita della relazione ed anche superare un periodo di grande fatica psicologica, un periodo di lavoro duro che non ha dato frutti.
Che ne pensi?
Spero che l'argomento possa essere di comune interesse.
Grazie a ciao:-)

Viola


Cara Viola,

certo che l'argomento è interessante e mi riguarda molto da vicino perchè adoro i fiori, li utilizzo costantemente per me ed anche per la terapia dei miei pazienti e li trovo assolutamente eccellenti!
Però la cura con i fiori di Bach è una cosa molto molto seria.
Bach, nello scrivere i suoi libri aveva l'intento di permettere alla persone di curarsi da sole, ma io dissento con questo suo proposito ed anche i più grandi esperti attuali di floriterapia la pensano un pò come me.

La floriterapia è una cosa molto seria, il meccanismo di azione dei fiori è molto serio e non si può affidare la prescrizione di questi rimedi, dal mio punto di vista, a chiunque, ed anzi andrebbe fatta solo da medici esperti anche in qualche modo di psicologia.
Molti dicono che i fiori non hanno effetti collaterali, questo è vero in un certo senso, ma siccome i fiori fanno parlare l'anima, così come diceva Bach, allora capisci che se si prescrive un fiore, non adatto alla persona, e soprattutto non adatto al momento in cui la persona è, può anche succedere che questa persona non sia in grado di reggere, di affrontare il messaggio che il fiore gli porta.

I fiori lavorano in maniera sottile ma molto molto profonda, sono eccezionali ma bisogna rispettarli e considerare il grande potere che hanno, soprattutto studiarli molto molto bene, e ancora più sperimentarli su di sè, perchè tante cose sono scritte sui libri, ma molto di più c'è ancora da scoprire e da sperimentare di ogni singolo fiore.
Ci sono ricercatori come il dottor Orozco che stanno dedicando la loro vita alla studio e alla ricerca dei fiori di Bach e sinceramente, pensare di potere fare un fai da te, li svilisce molto.

I fiori sono ricchi, preziosi, hanno tantissime caratteristiche che appunto ancora non si conoscono neppure tutte, non è facile prescriverli ed è ancora più difficile fare un'autodiagnosi, perchè quello su cui si ha bisogno normalmente di lavorare è soprattutto inconscio e come tale non riconoscibile da noi.
Ma Bach voleva una medicina per tutti, facile da usare per tutti, per questo che si pensa che sia valido anche prescriverseli da soli.

Ma come ho già scritto sopra
io dissento da tutto ciò e non perchè sono medico e rivendico il mio potere, bensì perchè li ho provati prima su di me e ho visto cosa mi hanno tirato fuori ...anche cose molto poco piacevoli quando ho aggiunto fiori che forse era troppo presto inserire.
E comunque io ne ero consapevole e avevo anche io i miei specchi con cui confrontarmi, come potrebbe fare invece una persona che non ne sa niente?

Poi, visto che i fiori fanno parlare l'anima e molto spesso le persone fanno fatica a decifrare il linguaggio della propria anima quando magari per anni e anni l'hanno fatta tacere e l'hanno negata, io credo proprio che sia molto importante il confronto e l'aiuto con un terapeuta quando si assumono i fiori.
La floriterapia è una vera e propria psicoterapia, ma in psicoterapia abbiamo bisogno di uno specchio per vederci e per capire di noi stessi, lo stesso vale, secondo me, durante la terapia con i fiori di Bach, è importante essere assistiti, guidati e accolti da un valido terapeuta.

Inoltre è importante sapere che i fiori agiscono anche sul fisico e che non sono rare le reazioni fisiche ai fiori, che non sono dei veri e propri effetti collaterali ma, come ho scritto sopra, degli importanti messagi fisici e psichici da sapere bene come interpretare.
Personalmente poi mi accade spesso che i rimedi che prescrivo non siano proprio quelli specifici per il motivo per cui la persona chiede il mio aiuto, perchè per affrontare certe cose, prima bisogna andare a sistemarne altre.
Poi non tutti sanno che i fiori che si trovano comunemente in farmacia, cioè quelli del Bach Centre, importati dall'Inghilterra, sono tutti prodotti con metodo omeopatico, dunque sono dei veri e propri rimedi omeopatici e come tali vanno trattati.

Dunque il mio consiglio è di trovarti un medico possibilmente, od eventulamente uno psicologo che magari collabora con um medico omeopata, che comunque conoscano molto bene questi fiori e che conoscano soprattutto le dinamiche psicologiche in maniera adeguata per potere supportarti in questo periodo.
Sono felice comunque che tu ti sia avvicinata ai fiori, a me hanno dato e danno tuttora tantissimo, sono sicura che accadrà anche a te così, ma stai sempre vigile, ascoltati, guarda quello che succede fuori e dentro di te, confrontati, così che la tua consapevolezza possa divenire attiva e così che mano a mano tu possa autoaiutarti ad analizzare le tue dinamiche.
Rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni.
Cari saluti!

Chiara Inesia

sabato 23 febbraio 2008

ASTROLOGIA E MEDICINA

di Chiara Inesia Sampaolesi

L’astrologia ha origini molto antiche, sembra risalga ai tempi dell’antica Mesopotamia Babilonese (2000 a.C. secondo alcuni, 3000 a.C. secondo altri).
Proprio tra le rovine di Ninevak, in Mesopotania, sono state trovate delle tavolette che mostrano come l’astrologia abbia conosciuto un periodo di grande splendore già nel VII secolo a.C.. Esse riassumono conoscenze molto antiche, risalenti fino all’epoca del re assiro Sargon il Vecchio, quando i sapienti di corte avevano scoperto delle coincidenze fra determinate configurazioni planetarie e il diffondersi di alcune malattie.
Tutte le più importanti civiltà antiche hanno dedicato grande attenzione all’osservazione dei fenomeni celesti e sviluppato una propria astrologia; ricordiamo l’astrologia Vedica dell’India, l’astrologia cinese, quella del popolo Maya e degli antichi Egizi.
Del resto fin dalla più remota antichità è nota la correlazione dell’attività lunare con le acque, ad esempio con le maree e se teniamo conto che il corpo umano è costituito dal 70% di acqua, possiamo ragionevolmente pensare che ci possa anche essere una certa correlazione tra l’attività lunare e il corpo umano, o meglio con i suoi umori, intendendo con questo l’accezione specifica del termine, quale quella di tutti i liquidi esistenti in un organismo animale.
Fino all’avvento del pensiero Galileiano si può dire che l’astrologia è stata strettamente correlata all’astronomia, lo stesso Galileo Galilei e altri suoi contemporanei erano astrologi, non era insolito, infatti, per questi scienziati fornire consulenze astrologiche ai potenti signori dai quali spesso dipendevano.
Ma la correlazione più antica dell’astrologia è proprio con la medicina.
I sacerdoti-astronomi Caldei, antichi saggi della Mesopotamia del XIV secolo a.C., considerati i padri dell’astrologia, furono i primi ad associare medicina e astrologia. Anche in Grecia, dove l’astrologia ebbe una notevole importanza, grandi studiosi e filosofi, quali Eraclito, Empedocle e Pitagora si occuparono di cercare la logica e l’armonia celata nei rapporti tra uomo e cosmo; lo stesso Ippocrate (460-377 a.C.), padre della medicina occidentale, seppe equilibrare in questa scienza la teoria e l’osservazione; egli riteneva l’esame astrologico fondamentale nel definire una diagnosi e sosteneva che:

“Chi ignora l’astrologia non deve essere considerato un medico, ma un idiota”.

Il medico e farmacologo Galeno, personaggio influente dell’antica Roma, introdusse la medicina astrologica come pratica importante, sostenendo che:

“Lo stato del cielo, la stagione dell’anno, la regione o il paese in cui ci si trova devono essere tenute presenti quando si fa una diagnosi e si stabilisce una terapia”

e mise addirittura a punto un sistema per predire il decorso e l’esito di una malattia per mezzo di dati astronomici.
Nello stesso periodo anche il grande matematico, astronomo e astrologo Tolomeo, insegnando alla scuola d’Alessandria, sosteneva che per diagnosticare e trattare ogni malattia bisognasse tenere conto della carta del cielo, della stagione e del luogo. E’ suo il Tetrabiblos, fondamentale trattato, considerato la Bibbia dell’astrologia, base delle conoscenze moderne.
Un altro interessante collegamento tra medicina e astrologia ci viene grazie al poeta latino Marco Manilio (I sec. a.C. - I sec. d.C.) che formulò la teoria dell’uomo zodiacale, associando ogni parte anatomica del corpo umano a un segno dello zodiaco, in modo che gli oroscopi così tracciati indicavano le condizioni di salute e le abitudini personali dell’individuo.
Anche Paracelso (grande medico, alchimista, filosofo e astrologo del rinascimento italiano) riteneva che il macrocosmo degli astri fosse riflesso nel microcosmo dell’uomo e che il medico dovrebbe anche essere astrologo e conoscere il cielo, poiché i pianeti e le stelle agiscono invisibilmente sull’essere umano. Egli nella prima metà del XVI secolo riteneva che:

“come infatti attraverso uno specchio ci si può osservare con cura punto per punto, lo stesso modo il medico deve conoscere l’uomo con precisione, ricavando la propria scienza dallo specchio dei quattro elementi e rappresentandosi il microcosmo nella sua interezza [..] l’uomo è dunque un’immagine in uno specchio, un riflesso dei quattro elementi e la scomparsa dei quattro elementi comporta la scomparsa dell’uomo. Ora, il riflesso di ciò che è esterno si fissa nello specchio e permette l’esistenza dell’immagine interiore: la filosofia quindi non è che scienza e sapere totale circa le cose che conferiscono allo specchio la sua luce. Come in uno specchio nessuno può conoscere la propria natura e penetrare ciò che egli è (poiché egli è nello specchio nient'altro che una morta immagine), così l’uomo non è nulla in sé stesso e non contiene in sé nient'altro che ciò che gli deriva dalla conoscenza esteriore e di cui egli è l’immagine nello specchio.”

Inizialmente l’astrologia era certamente più focalizzata sul riconoscere predizioni e influenze astrali sulle persone o sugli avvenimenti, che su una corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, così come possiamo intenderla oggi grazie anche alle scoperte del campo quantico; dunque, si è dovuto attendere l’avvento dell’astrologia umanistica negli anni ‘60 perché gli astrologi cominciassero a pensare seriamente alla carta del cielo in termini di crescita e trasformazione psicologica personale.
L’astrologia tradizionale, infatti, maggiormente focalizzata sugli eventi esterni trattava l’individuo quale

“vittima potenziale di un universo indifferente sul quale egli aveva un controllo minimo se non nullo. Di conseguenza, gli astrologi erano fin troppo compiacenti nel fornire ciò che veniva loro richiesto dal pubblico: predizioni, consigli, avvertimenti e soluzioni semplicistiche a quelli che oggi noi ravvisiamo essere complessi problemi di tipo psicologico.” (Glen Perry, Ph. D.)

Fu Carl Jung, medico psichiatra svizzero, fondatore della psicanalisi, il primo a riconoscere il grande potenziale dell’astrologia, vista come strumento per esplorare le profondità della psiche umana e, dunque, come specchio attraverso il quale riflettersi e conoscersi così come già anticipato secoli addietro da Paracelso.
Nella sua lettera a Freud del 1911 scrive, infatti:

“... Di sera sono molto impegnato con l’astrologia. Sto facendo dei calcoli oroscopici per rintracciarvi il grado di verità psicologica. Fino adesso ci sono alcune cose strane che a Lei sicuramente devono sembrar incredibili.”

E nella lettera ad Oswall del 1928 sostiene che:

“L’astrologia non è semplicemente una superstizione ma contiene certi dati di fatto psicologici (come anche la teosofia) che non sono di poca importanza. L’astrologia in verità non ha niente a che fare con gli astri, ma è la psicologia millenaria (5000 anni) dell’antichità e del medioevo. Purtroppo in questa lettera non posso fornire prove o spiegazioni. ... Ma in tutti quei campi strani c’è qualcosa che vale la pena di conoscere e che oggigiorno il razionalismo velocemente ha messo da parte. Questo “qualcosa” è la psicologia proiettata. ...”.

E ancora nella lettera del 1947 a Raman, famoso astrologo indiano, scrisse:

“ ... Nelle diagnosi psicologiche difficili faccio spesso fare un oroscopo per acquistare un altro, nuovo punto di vista. In molti casi i dati astrologici contenevano una spiegazione per certi fatti che altrimenti non avrei capito. Da tali esperienze dedussi che l’astrologia è di particolare interesse per lo psicologo. Si basa su un fatto dell’esperienza psichica che chiamiamo “proiezioni”, cioè sono per così dire contenuti psichici che troviamo nelle costellazioni degli astri. Originariamente nacque così l’idea che questi contenuti venivano dagli astri, mentre sono semplicemente in un rapporto sincronistico ...”.

Dane Rudhyar (Parigi 1895 – San Francisco 1985), pioniere della moderna astrologia transpersonale, fu il primo ad integrare l’astrologia con la psicologia umanistica (avviatasi nel 1951 con il libro “La terapia centrata sul cliente” Di Rogers), fondata su un nuovo concetto di salute nel quale l’individuo sano è colui che giunge alla propria autorealizzazione, al pieno sviluppo delle proprie potenzialità, colui che diventa ciò che è e non il semplice adattato. Secondo Rudhyar, infatti, la carta del cielo poteva essere utilizzata come uno strumento per rilevare il complesso mondo interiore che gli umanisti stavano cominciando ad esplorare.

“Nel 1969 fondò il Comitato Internazionale per l’Astrologia Umanistica e dichiarò che l’astrologia era, o doveva essere, soprattutto una tecnica per la comprensione della natura umana. Denunciò il determinismo implicito nell’astrologia previsionale e si concentrò invece sulle potenzialità dell’astrologia quale linguaggio simbolico. Invece di considerare i pianeti quali trasmettitori di influssi fisici, Rudhyar li considerò quali simboli di funzioni umane. L’astrologia, considerata come linguaggio psicologico e strumento diagnostico, poteva servire da guida all’integrazione e trasformazione della personalità. L’approccio di Rudhyar era ‘incentrato sulla persona’ nel senso che ciascuna carta del cielo era unica; l’oroscopo rappresentava l’insieme delle potenzialità dell’individuo, in cui nessun pianeta era ‘buono’ o ‘cattivo’, ma piuttosto ciascun elemento andava considerato parte di un tutto organico. Gli eventi non venivano interpretati come fatti isolati, con effetti fortunati o sfortunati, bensì come specifiche manifestazioni di fasi di cicli di sviluppo aventi uno scopo ben preciso; un evento traeva il proprio significato dalla fase che rappresentava nel quadro di un dato ciclo planetario e contribuiva ad un processo di crescita in atto che conduceva inesorabilmente verso l’autorealizzazione. “ (Glenn Perry, Ph. D.)

Furono poi in particolare gli astrologi quali Ziporah Dobyns, Richard Idemon, Stephen Arroyo e Robert Hand a portare avanti negli anni ‘70 l’astrologia umanistica.
Liz Green, astrologa umanista contemporanea, nonché psicologa psicoanalista junghiana, sostiene che:

“l’astrologia è un sistema simbolico. È una lente che utilizza un genere particolare di immagini o modelli simbolici, per dare un senso a modelli di vita più profondi che sarebbe, altrimenti, difficile comprendere a livello intellettuale.”

Il principio, dunque, su cui si basa l’astrologia umanistica è quello espresso in sintesi dalla massima che Ermete Trismegisto, avrebbe scolpito sulla famosa Tavola di Smeraldo:

“Ciò che è in alto è come ciò che è in basso e ciò che è in basso è come ciò che è in alto; mediante queste cose si compiono i miracoli di una sola cosa”.

Potremmo, dunque, dedurre da ciò che il macrocosmo è lo specchio del microcosmo e viceversa, così come ogni singola cellula del corpo contiene nel DNA tutte le informazioni della persona.

L’astrologia umanistica è, dunque, un trasduttore simbolico dell’aspetto psico-emozionale della persona e poiché, le condizioni e le reazioni psico-emozionali influenzano e determinano il nostro stato di salute, l’astrologia umanistica si inserisce quale perfetto anello di collegamento tra medicina e psicologia e potrebbe essere uno strumento davvero utile sia per il medico che per lo psicologo che intendano aiutare l’essere umano per l’interezza che rappresenta.


Per l’approfondimento sull'astrologia psicologica umanistica, vi rimando ad un bellissimo articolo di Lidia Fassio, dal sito www.eridanoschool.it, lo trovate nella sezione articoli astrologia psicologica sotto "Astrologia e psicologia", cliccate sul titolo.


BIOGRAFIA:
Lioba Kirfel Barilla' "Jung e l'astrologia, dall'epistolario"