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Chiara Inesia


lunedì 7 aprile 2008

CONSIDERAZIONI SULLA FISSAZIONE ALLA MADRE ALLA LUCE DEL MITO DI DEMETRA

di Romano Biancoli

1. Nel "Preambolo e Introduzione" al suo "Das Mutterrecht" (Il Matriarcato) (1861), Bachofen polemizza con gli storici che si interessano solo di fatti, personalità ed istituzioni, trascurando la mitologia.
Sostiene che bisogna invece considerare non solo la storia ma anche il mito, se si vuole comprendere l'antichità. Il mito è l'origine di ogni sviluppo. La base di tutte le civiltà è la religione.
Lavorando sui miti e sui simboli come documenti, Bachofen fa emergere una chiara e coerente visione del matriarcato come stadio universale della storia dell'umanità.
Questo stadio dimenticato precedette l'attuale patriarcato e a sua volta seguì un'anteriore situazione di promiscuità sessuale, l'eterismo, che aveva come simbolo la palude e come divinità Afrodite.
L'amazzonismo promosse il passaggio al matriarcato, che fondò la famiglia con il diritto matrilineare e avviò l'agricoltura. I valori erano dati dall'amore per la madre e per la sorella, la condanna senza appello per il matricidio, la libertà, l'uguaglianza, la pace.
La divinità era Demetra e tra i principali simboli c'erano la predilezione della notte, della luna, della terra, il culto dei morti, le sorelle preferite ai fratelli, l'ultimogenito preferito ai figli maggiori, la sinistra preferita alla destra.
In seguito a lotte terribili, il patriarcato soppiantò il potere femminile e impose i suoi valori, che Bachofen riteneva superiori: indipendenza individuale, amore per il padre, diritto patrilineare, procreazione spirituale, di cui l'adozione era una esplicitazione.
Cambiarono i simboli: prevalse il giorno sulla notte, il sole sulla luna, il cielo sulla terra, la destra sulla sinistra. La divinità era Apollo, dio della luce e delle belle arti.
Il mito dice che Demetra, Ceres per gli antichi romani, era figlia di Crono e di Rea e sorella di Zeus, che la rese madre di Kore o Persefone. Madre e figlia erano dee della fertilità e della vita del mondo vegetale, che a ogni primavera rinasce e a ogni autunno muore.
Creativa e protettiva, Demetra rappresentava il principio materno della natura che genera e nutre. Dea della produttività, essa portava ricchezza e abbondanza, cibi e frutti vari in grande quantità (Burkert, 1979). Come dea del frumento, Demetra insegnava l'agricoltura e la produzione dei beni materiali agli esseri umani e si prendeva cura del loro benessere fisico-sensuale e affettivo tutelando la stabilità della famiglia.
Nella ricostruzione di Bachofen, Demetra pone le norme del diritto agrario e le estende alla famiglia monogamica, diventando in tal modo la Dea della procreazione legittima matrilineare e dell'ordine femminile.
In quanto madre feconda e alimentatrice e origine di ogni bene fisico, la materia è sacra. Questa sacralità è parte della visione intuitiva (Kerény & Jung, 1940-41) e misterica (Kerény, 1951; Eliade, 1975) a cui potevano accedere i fedeli di Demetra durante le celebrazioni dei misteri della fertilità ad Eleusi.
Qui venne eretto un tempio in onore della dea e dedicato al culto della fecondità e fertilità, delle trasformazioni profonde della materia, dei suoi processi nascosti di vita perenne. Nel sentimento di una civiltà agricola il culto della generazione e della rinascita era un culto dell'immortalità dell'anima. Questo "stadio cereale-coniugale della vita agraria" verrà infranto dall'"imperium" statale maschile.


2. La creatività demetrica corrisponde a tratti della creatività femminile indagabile attraverso la psicoanalisi.
La donna è più dell'uomo a contatto con i suoi sentimenti e più capace di assumersi la responsabilità di un rapporto affettivo. L'esperienza del parto, dell'allattamento e del prendersi cura del bambino rende la donna capace di estendere il suo amore da se stessa e dai suoi figli agli altri esseri umani.
La tenerezza e la pietà materne promuovono pace e fratellanza.
La teoria della società matriarcale di Bachofen presenta un grande valore psicologico, a prescindere dalle questioni relative alla sua attendibilità sul piano storico. Il fatto che la madre ami i suoi figli incondizionatamente, cioè solo perché sono i suoi figli, e non per le loro qualità e i loro meriti, pone il principio di uguaglianza tra gli esseri umani. Tutti siamo figli della natura, della Madre Terra, e tutti godiamo di un diritto naturale al nutrimento, alla vita e al benessere. Qui sta il fondamento emotivo dell'umanesimo, del giusnaturalismo, dell'illuminismo, dei grandi ideali delle moderne democrazie (Fromm, 1955).

Secondo Fromm (1956), l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita è bella, la gioia di vivere. I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele".

Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino colla sua felicità e colla sua biofilia.
Un fattore importante che sostiene l'amore materno è il bisogno umano di trascendenza, cioè di superamento della condizione passiva di creatura "gettata" nel mondo. L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.
La madre trascende se stessa nell'amore per il proprio bambino. Il compito materno più difficile sta nell'accettare e nel favorire che il figlio crescendo si separi e autonomamente viva la propria vita. La creatività materna fa di una persona due persone, la madre da una si fa due, non solo in senso fisico ma anche psicologico.

Una completa capacità di dare comporta che la madre ami il figlio o la figlia anche mentre egli o ella si separa da lei, poiché lei sopratutto desidera la felicità della sua creatura. Desiderare la crescita del figlio o della figlia è il tratto più specifico e creativo dell'amore materno in senso pieno e compiuto, che viene caratterizzato dall'assenza di possessività e dalla prevalenza del dare sul ricevere.

L'esperienza di essere amato dalla madre è un'esperienza di beatitudine e sicurezza dovuta al solo fatto di esistere. Non occorre fare nulla per meritare l'amore materno, che non è una conquista ma un dono, una grazia (Fromm, 1956).
Il più profondo bisogno dell'essere umano che viene alla luce è questo di essere amato nella gioia che dà la sua crescita giorno dopo giorno.
L'amore attiva interiormente sia chi ama sia chi è amato.
L'amore materno non possessivo e biofilo predispone i figli alla capacità di amare.
L'aspirazione a un amore materno incondizionato accompagna l'essere umano nel corso della sua vita e trova espressioni simboliche nella poesia e nell'arte, nella religione e negli ideali politici e sociali.
L'attesa di una figura materna protettiva può essere più o meno intensa; può presentarsi come stato di bisogno, richiesta passiva, attaccamento simbiotico. In questi casi non si sviluppa la capacità di amare ma permane invece la fissazione alla madre, che riguarda uomini e donne, è pregenitale, e la sua eventuale coloritura sessuale è una conseguenza successiva e non una causa (Fromm, 1964).

Avviene che non solo i bambini ma anche gli adulti, di fronte alla complessità e alla difficoltà di vivere, aspirino a una figura che come Demetra produce, nutre e protegge e ad un tempo governa e stabilisce le norme secondo cui vivere.

Gli individui in questa condizione desiderano essere accuditi e restare privi di responsabilità, rinunciando allo sviluppo pieno delle loro potenzialità di esseri umani. Essi non sentono in se stessi la fonte dell'energia necessaria alla loro vita e pongono al loro esterno l'origine di ogni bene. Questo aspetto della fissazione alla madre pone una dipendenza "ricettiva" (Fromm, 1947), orale, affettiva e fisica, da una figura materna che, come Demetra, come l'ambiente naturale, come la materia vivente, genera, produce, procura, offre beni per il sostentamento dei figli. Il latte materno, prodotto dal corpo della madre, è il prototipo di ogni bene prodotto dal corpo della terra.


3. A volte i sogni ci offrono un senso profondo ed anche inquietante della produttività fisica della donna. Un uomo di 34 anni riferisce questo sogno:

"La donna con cui vivo ha fatto il letto. Lo ha fatto anche nel senso che lei ha fatto le lenzuola, le coperte, i materassi, il cotone, la lana, il legno...".

Simbolo centrale del sogno è la produttività fisica della donna. Qui la donna non è solo accuditiva, non si limita a fare il letto, ma genera direttamente i materiali di cui è composto il letto, come se lei fosse la terra che produce alberi e cotone, fosse l'animale che dà la lana, fosse un laboratorio vivente che tesse lenzuola e coperte, e che lavora il legno. C'è una implicita ammirazione per la donna.

La domanda che si impone è: perché il sognatore le attribuisce tali sovrumane facoltà? Rispondono altri suoi sogni a contenuto erotico, nei quali lei ad un certo punto si trasforma improvvisamente, però come se fosse del tutto naturale, in sua madre.

Il paziente è un ingegnere che si è laureato con fatica e molto tardi perché temeva inconsciamente la fine degli studi, con le responsabilità professionali e gli impegni affettivi che ne conseguivano. Rimase orfano di padre a dodici anni. In casa con la madre viveva una zia nubile. La famiglia era benestante; il patrimonio veniva amministrato dalla madre, che era dotata di capacità organizzative e di spirito d'iniziativa. La morte del padre non cambiò il modo di vivere della famiglia, che era deciso dalla madre, mentre la zia, che le obbediva, si limitava a svolgere in casa lavori femminili e domestici. Il paziente è sempre stato coccolato e viziato dalle due donne, specialmente dalla zia che con lui era dolce e arrendevole. Anche la madre era affettuosa, lo accudiva con molta cura e gli risolveva i problemi pratici, però intrudeva nei suoi rapporti con i coetanei, rendendogli difficile coltivare amicizie.

Egli apprese in casa ad essere seduttivo con le donne e così gli fu facile collezionare brevi e superficiali vicende affettive con varie ragazze, che la madre permetteva purché restassero non impegnative. Una volta che lui si innamorò veramente, la madre intervenne con giudizi pesanti sulla ragazza, da cui poi fu lasciato.

All'Università incontrò la sua attuale donna, una persona molto decisa e molto battagliera, e quindi per certi aspetti simile alla madre. Forse per questo se ne innamorò, proiettando poi via via sulla ragazza i suoi vissuti verso sua madre, così da arrivare col tempo a provare lo stesso sentimento di fondo verso le due donne.
La ragazza non si lasciò dissuadere dagli interventi distruttivi della madre del paziente, sopportò le angoscie e i conflitti di lui, lo aiutò dopo la laurea a trovare un lavoro in un'altra città e andò a vivere con lui. Il paziente è molto intelligente e creativo sul lavoro, però è ansioso e sente il bisogno che qualcuno lo rassicuri e lo diriga; la sua fantasia, la sua affabilità e la sua eleganza piacciono alle donne e alla sua convivente, che lo vuole possedere approfittando della sua passività e della sua oralità disarmata.
Dall'inizio della convivenza lui non si sente più innamorato, ma non osa andarsene, perché è dipendente da lei, la teme e teme di andare a vivere da solo. L'unica opposizione che gli riesce è quella di rimandare il matrimonio, però nemmeno ciò è dovuto interamente alla sua energia perché si sente appoggiato dalla madre. Inoltre, la sua incapacità di amare gli fa nutrire riserve e dubbi sulla sua partner e lo porta a fantasticare su donne più belle e più giovani che in futuro potrebbe avere. Ora però non si azzarda a tradirla con altre, anche se ci pensa.

La fissazione incestuosa del paziente gli impedisce di raggiungere uno stato adulto sul piano degli affetti, così che egli sente il bisogno di essere amato ma non quello di amare.
Il bisogno di ricevere e la mancanza di fede nelle proprie risorse interne lo rendono succube della figura femminile, sentita quale dispensatrice di ogni bene e sicurezza.
Come già nei confronti di sua madre, egli prova infantile ammirazione e timore per la sua donna e vive una inferiorità fisica ed emotiva insieme, con rancori non espressi direttamente. Vorrebbe lasciarla, ma teme che sia lei a stancarsi di lui e ad andarsene. Così non riesce né a staccarsi da lei né ad amarla. Bloccato in uno stato di sentimenti infantili, non sa assumersi le sue responsabilità. Per lui, spezzare il legame simbiotico significa rinunciare all'avvolgimento caldo, all'abbraccio tenero che lo tengono prigioniero, mentre il suo processo di individuazione richiederebbe un passo di libertà e di autonomia, con il pagare sul piano dei vantaggi materiali l'affrancamento e con l'affrontare la paura della solitudine e dell'abbandono.


4. Dopo quattro mesi di analisi, una donna di 23 anni porta questo sogno:

"Mia madre sta facendo la pasta. La pasta le esce già fatta dalle mani, specialmente dalle dita".

Qui il corpo materno produce cibo direttamente, come già un tempo produsse latte, ed è la fonte del cibo, senza mediazioni. Da quel che la paziente associa, sembra anche che il corpo della madre non si esaurisca o non si diminuisca in seguito a questa sua operazione, come fosse una matrice di alimento, un imperituro organismo funzionante.
Perché la sognatrice vede sua madre trasformarsi in pasta? Si sente in rapporto a lei negli stessi termini in cui si sentiva quando era ancora lattante, cioè di totale dipendenza?
Per certi aspetti, pare di sì. La paziente ha interrotto gli studi all'età di 17 anni e successivamente ha svolto diversi lavori occasionali alternati a periodi di disoccupazione. E' fidanzata da quattro anni con un ragazzo più giovane di lei di due anni. Prima dell'attuale fidanzato aveva avuto alcune altre esperienze sempre con ragazzi più giovani e sempre interrotte da lei.
Mentre il fratello maggiore di sei anni si è laureato in architettura e vive in un'altra città, dove ha trovato un lavoro, la paziente vive in casa coi genitori. Il padre è funzionario di banca, la madre casalinga. Entrambi sono colti e leggono molto. Lui trascorre il poco tempo libero leggendo libri, è piuttosto freddo e distaccato anche quando si interessa dei figli, dei quali si è sempre preoccupato in termini intellettuali e secondo principi educativi da lui ritenuti aperti e progressisti, riassunti nella frequente domanda posta ad ogni età ai suoi figli: "cosa ne pensi?". La paziente commenterà: perché non mi chiedeva mai cosa sentivo?

Quel che la paziente sentiva era paura: paura del buio, paura di fare brutti sogni, paura degli insegnanti, altre paure indefinite, senza preciso oggetto, più o meno intense, talora improvvise e brevi, talaltra annunciate da un'aura di inquietudine e poi persistenti, vaghe e cangianti. Nell'adolescenza soffrì di ipocondrie e di dismorfofobie. Non si sentiva libera di fare o anche solo di pensare nulla senza riferirlo a sua madre, anche se questa era spesso brusca e spazientita con lei. La figlia pensava di avere un buon dialogo con la madre, ma il dialogo presuppone due persone distinte, mentre la figlia non era distinta dalla madre ma confluiva in lei. A 19 anni sognò che sua madre, per aiutarla, le toglieva la verginità, non ricorda se col pene.

Uno dei primi sogni portati in analisi fu di una donna non più giovane che volava e aveva occhi azzurri e magnetici; lei si sentiva attratta come se non ci fosse più la forza di gravità e tutto il suo corpo volesse sollevarsi da terra. Gli occhi della madre non sono azzurri, ma la paziente, dopo quasi tre anni di analisi, si sta rendendo conto che la incantano, anche se solo ora le appaiono spesso cattivi, con una luce maligna e ammaliante insieme.

Lei e il suo fidanzato si dovrebbero sposare e le loro due famiglie hanno già comprato una casa a tale scopo, ma lei vive nell'angoscia del matrimonio e tormenta in mille modi il fidanzato. Quando si pensa nella nuova casa viene colta da un senso di nostalgia struggente, si rifugia nella sua stanza, si sdraia sul letto e guarda una ad una tutte le cose che sono lì, mobili, soprammobili, quadri, libri, si aggrappa a loro con lo sguardo, disperatamente, piangendo. Sente che non può ancora vincere la forza che la lega alla sua famiglia, in particolare alla madre, della cui presenza fisica quotidiana ha bisogno. Dipende da sua madre tanto che certi giorni non riesce nemmeno a farsi il letto da sola. Più si lascia andare alla sua passività più resta ipnotizzata dalla voce di sua madre. La ode dalla sua stanza, anche con la porta chiusa.

Ora però, pur dentro al suo mondo assorto, è come più vigile e nel suo ascolto a volte si attiva uno spirito di osservazione che si muove all'interno delle percezioni: la madre cammina, sbatte le porte, percuote stoviglie, trema la casa al suo passo; la paura è corale, gli oggetti sentono quello che sente lei. Ancora scruta il volto materno e ne è catturata per la mimica e per il gioco espressivo delle sottili rughe che accompagna il parlare, però un filo di consapevolezza percorre i suoi stati di fascinazione e li scopre vissuti dentro l'atmosfera magica che sa creare sua madre, seduttiva un po' con tutti.
Quel modo di manifestarsi e di presentare le cose fatte da lei o i suoi pensieri sanno tenere l'attenzione delle persone e hanno il potere di soggiogare la figlia, che però ormai si può permettere di sognare apertamente, anche se nel terrore notturno, la madre come strega, o la madre che ricorre a streghe per fare o per togliere malocchi. Viene chiarendosi il significato della fuoriuscita di pasta dal corpo della madre: si tratta di una produzione magica resa possibile sia da taluni tratti istrionici della madre sia soprattutto dalla passività e dalla dipendenza simbiotica della figlia.


5. Entrambi i pazienti sono molto fissati in senso preedipico alla figura materna. La loro è una "incestuous symbiosis", che nella seconda paziente raggiunge un livello più grave che nel primo. "What is meant by 'symbiosis'? There are various degrees of symbiosis, but they all have in common one element: the symbiotically attachet person is part and parcel of the 'host' person to whom he is attached. He cannot live without that person, and if the relationship is threatened he feels extremely anxious and frightened" (Fromm, 1964, p. 231).

L'attaccamento preedipico è molto più intenso di quello edipico che Freud basava sul desiderio sessuale dei figli per il genitore di sesso opposto.
La fissazione incestuosa simbiotica comporta il desiderio estremo di essere amato come un bambino piccolo, addirittura ancora lattante, o perfino, nei casi più gravi, di rientrare nel ventre della madre, portando il rifiuto di ogni indipendenza da lei fino all'indistinzione. In un tale legame la paura della madre, poiché ci si trova completamente in sua mercè, raggiunge livelli di terrore paralizzante la cui esperienza può essere resa solo dai sogni, dai miti, dalle opere d'arte e dai simboli che incontriamo nella storia delle religioni.
Fromm (1964) nota che Freud aveva considerato anche la fase preedipica, pur pensando che questa era molto più importante per la donna che per l'uomo, e ne cita il seguente passo: "Our insight into this pre-Oedipus phase in the little girl's development comes to us as a surprise, comparable in another field with the effect of the discovery of the Minoan-Mycenaean civilization behind that of Greece" (Freud, 1931, p. 226).

Queste righe sono così commentate da Fromm (1964, p. 225):
"In this last sentence Freud recognized, more implicitly than explicitly, that the attachment to mother (...) can be compared with the matriarchal features of pre-Hellenic culture. But he did not follow up this thought".

Dunque anche Freud sembra scorgere una sorta di parallelo simbolico tra fase preedipica e matriarcato. In entrambe le situazioni il ruolo della madre e la dipendenza dei figli sono massimi, ma, mentre l'attaccamento del bambino piccolo alla madre appartiene ad un processo naturale di sviluppo, il potere matriarcale sui figli adulti è un fatto di civiltà, che va considerato nei suoi aspetti positivi e nei suoi aspetti negativi.
Anche nel mito di Demetra noi troviamo simbolizzati questi aspetti. La Dea genera e produce, pervade la natura tutta nei suoi processi di permanente rinascita, pone un ordine creativo nei gruppi civili per il bene di tutti gli esseri umani, di tutti i figli.
Il lato positivo del mito matriarcale di Demetra sta in un umanesimo elementare, di base, che non solo abbraccia, scalda e nutre ogni essere umano, ma anche pone norme di vita sociale fondate più sul rispetto che sul dominio. Ma quando Demetra, come canta Omero nel suo "Inno a Demetra", si addolora e si adira per il rapimento della figlia Persefone, prigioniera nell'Ade, e diventa "Demeter Erinys" (Kerény, 1951), su tutte le creature cala lo sgomento e lo sconforto. Demetra diventa furiosa e incurante dei buoni rapporti tra gli esseri umani, e si rifiuta di suscitare nella natura i suoi processi generativi, di infondere il verde nell'erba, nelle gemme e nelle foglie, di aprirsi nella fragranza dei fiori e di porgersi nei sapori dei frutti maturi. Allora uomini e dei si disorientano, non sanno più cosa fare, si disperano e supplicano la Dea Madre di tornare sia alle sue funzioni di vivificare, vitalizzare e approvvigionare, sia a quelle di provvedere all'ordine e all'armonia degli assetti umani.
Se Demetra si ritira dal mondo, gli esseri umani a cui lei si dedica non sono in grado di fare da soli, non sono diventati adulti e autonomi, tali da prendere in mano la loro situazione e produrre con le proprie forze quel che la loro Grande Madre elargiva.

Se l'amore materno è un dono e una grazia, il potere femminile può portare alla dipendenza. Il limite del matriarcato è la fissazione incestuosa dei figli, con la conseguenza di uno sviluppo incompleto e di una mancanza di individuazione.


6. Il naturalismo del mito di Demetra ha in sé una visione biofila delle trasformazioni di vita e morte. Kerény crede che madre e figlia siano una sola e medesima figura, la quale presenta un lato "nero" nella relazione con l'oltretomba. Il tempo dell'anno durante il quale Persefone è tenuta nell'Ade è la stagione della natura improduttiva, dei semi che restano sottoterra e del dolore materno di Demetra che non dà frutti.

Ma i processi vitali continuano sotto la terra. I misteri eleusini iniziavano i fedeli all'"abisso del seme" che deve morire per rinascere ed entrare nell'infinito della vita sovraindividuale (Kerény & Jung, 1940-41).

Tutti i processi di passaggio vicendevole e di scambio tra materia organica e materia inorganica parlano alla fantasia umana e suscitano diverse passioni. La nascita e lo sviluppo della complessità nella complessità, il palpito vitale, la pulsazione di energie che spingono all'espansione e alla moltiplicazione delle forme e delle manifestazioni destano stupore e meraviglia e ispirano visioni biofile; oppure, al contrario, possono incantare e ipnotizzare le innumeri vie che conducono alla morte: soffocamenti, putrefazioni, decomposizioni, lacerazioni, amputazioni, spezzettamenti, disintegrazioni. Biofilia e necrofilia si contrastano all'interno dell'individuo e contribuiscono a rafforzare rispettivamente i tratti produttivi e quelli non produttivi della sua struttura di carattere. La persona completamente biofila e quella completamente necrofila costituiscono ipotesi estreme (Fromm, 1964, 1973).

Biofilia e necrofilia svolgono un ruolo importante nel determinare il tipo di fissazione incestuosa. Se prevalgono i sentimenti teneri e festosi dell'amore per la vita, la passione incestuosa è calda ed affezionata e l'individuo può essere svegliato dalla forza della ragione propria al principio paterno. Il patriarcato infatti presenta gli aspetti positivi della razionalità, del senso della disciplina e dell'individualismo, insieme agli aspetti negativi del dominio, della gerarchia e dell'ineguaglianza (Bachofen, 1861, Fromm, 1935, 1955). D'altra parte, se prevalgono in modo deciso le passioni necrofile, si può giungere al caso estremo di un sentimento incestuoso freddo (Fromm, 1973), di una relazione maligna con la morte, che porta a patologie serie.
Secondo Fromm, il ventre materno è come la terra che sostiene e nutre ogni cosa, piante, animali, esseri umani, e a cui ogni cosa ritorna nella morte. La Madre Terra si apre, partorisce e dà la vita, mentre allo stesso tempo si chiude nell'abbraccio finale della tomba.

L'aspetto di morte della madre può sostenere una certa fascinazione ed attrazione "as iron is drawn to a magnet" (Fromm, 1973, p. 329), cioè in termini freddi e necrofili. Il sogno della seconda paziente in cui lei si sente attratta, e sul punto di sollevarsi da terra, dagli occhi di una donna che sta volando sopra di lei (quale che sia la lettura del volo: volano sia le streghe che i pensieri e sentimenti liberi e creativi) propone un contenuto non molto lontano da questa ipotesi estrema di Fromm. Fortunatamente la freddezza dei genitori della paziente non è propriamente metallica e la necrofilia materna è contrastata da una certa vivacità intellettuale e da una certa produttività.
Queste qualità della madre però la figlia non riesce a svilupparle, a causa della sua paura di vivere che la riempie di odio, le fa volgere le spalle al futuro e le fa sentire il fascino del passato e il richiamo sia del seno che del grembo materni.


7. Riportare dei casi clinici al mito di Demetra, come ad altri miti, può non essere solo un esercizio intellettuale. Molto dipende da come lasciamo che il mito ci parli nel linguaggio universale dei simboli e ci susciti una comprensione più figurata e più sfaccettata, con più immagini, della situazione di dipendenza e aspettativa in cui si trova l'analizzando.
Trovare consonanze tra sogni e mito è già un uso clinico del mito, che aiuta l'analista ad ascoltare la totalità umana del paziente, l'essere umano universale che in lui è rimosso per effetto dei "filtri" sociali (Fromm, 1960) che selezionano i contenuti psichici ammessi alla coscienza.
La rimozione è un meccanismo di difesa che può provocare reazioni creative dei contenuti resi inconsci, come quella di cercare la via dei simboli per parlare enigmaticamente alla coscienza.
Il mito apre una finestra sull'inconscio, a patto che noi lo lasciamo parlare nella sua lingua specifica, senza volerlo catturare in una interpretazione.
Il nostro ascolto dovrebbe essere come un "prendere e bere la pura acqua della sorgente" (Kerény & Jung, 1940-41). Kerényi prosegue affermando che "c'è ancora molto che separa la bocca dall'orlo del calice". L'avvicinarsi dell'orlo del calice alla bocca è un fatto di ascolto, poiché "il paragone più appropriato è quello della musica".
Ora, anche l'analisi di un paziente è un fatto di ascolto, e come c'è un "aspetto immaginifico-significativo- musicale" nella mitologia esso c'è anche nel rapporto psicoanalitico. Anche i sogni aprono finestre sull'inconscio. La veduta dalla finestra del sogno può rimandare alla veduta dalla finestra del mito, con arricchimento reciproco, senza mai esaurire il dipinto vivente della totalità umana.


B I B L I O G R A F I A

Bachofen, J.J. Das Mutterrecht (1861). In: Meuli K. ed. Gesammelte Werke, I,II. Basel, 1948.
Burkert W. Structure and History in Greek Mythology and Ritual. The Regents of the University of California, 1979.
Eliade M. Histoire des croyances et des idées religieuses, I. Paris: Payot, 1975.
Freud S. Female Sexuality (1931). London: Hogarth Press, 1981; SE 21.
Fromm E. Die sozialpsychologische Bedeutung der Mutterrechtstheorie (1935). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, I. Stuttgart: Deutsche Verlag-Anstalt, 1980.
Fromm E. Man for Himself. An inquiry into the psychology of ethics (1947). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, II. Stuttgart: Deutsche Verlags-Anstalt, 1980.
Fromm E. The Sane Society (1955). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, IV. Stuttgart: Deutsche Verlag--Anstalt, 1980.
Fromm E. The Art of Loving (1956). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, IX. Stuttgart: Deutsche Verlags-Anstalt, 1981
Fromm E. Psychoanalysis and Zen Buddhism (1960). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, VI. Stuttgart: Deutsche Verlag-Anstalt, 1980.
Fromm E. The Heart of Man (1964). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, II. Stuttgart: Deutsche Verlags-Anstalt, 1980.
Fromm E. The Anatomy of Human Destructiveness (1973). In: Funk R. ed. Gesamtausgabe, VII. Stuttgart: Deutsche Verlags- Anstalt, 1980.
Kerényi K. Die Mythologie der Griechen. Zürich, Rhein-Verlag, 1951.
Kerényi K, Jung CG. Einführung in das Wesen der Mitologie (1940-41). Zürich, 1951.

domenica 6 aprile 2008

THE POWER OF LOVE - FRANKIE GOES TO HOLLYWOOD

I’ll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your door

Ahi, ahi, ahi, ahi
Feels like fire
I’m so in love with you
Dreams are like angels
They keep bad at bay-bad at bay
Love is the light
Scaring darkness away-yeah

I'm so in love with you
Purge the soul
Make love your goal

*The power of love
A force from above
Cleaning my soul
Flame on burn desire
Love with tongues of fire
Purge the soul
Make love your goal

I'll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your door
When the chips are down I'll be around
With my undying, death-defying
Love for you

Envy will hurt itself
Let yourself be beautiful
Sparkling love, flowers
And pearls and pretty girls
Love is like an energy
Rushin rushin inside of me

*(repeat)

This time we go sublime
Lovers entwine-divine divine
Love is danger, love is pleasure
Love is pure-the only treasure

I'm so in love with you
Purge the soul
Make love your goal

The power of love
A force from above
Cleaning my soul
The power of love
A force from above
A sky-scraping dove

Flame on burn desire
Love with tongues of fire
Purge the soul
Make love your goal

I'll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your doo
r

ROCKY I



sabato 5 aprile 2008

PARADISE - CATES PHOEBE

Could it be the little things you do to me
Feelings that I'm feeling are so new to me
I'm going through so many changes
Nothing ever felt as strange as
How my heart goes
Crazy when you
Look at me-oh

[CHORUS:]
When I'm with you
It's paradise
No place on Earth
Could be so nice
Through the crystal waterfalls
I hear you call
Just take my hand
It's paradise
You kiss me once
I'll kiss you twice
And as I gaze
Into your eyes
I realise it's paradise

Now I know the sweetest dreams can
All come true
'Cause I found Heaven here on earth
When I found you
It's nothing I could ever make up
How I hope I never wake up
Just to find this isn't true reality

[Repeat chorus]

(instrumental)

Oh just take my hand
It's paradise
You kiss me once
I'll kiss you twice
And as I gaze
Into your eyes
I realise it's paradise




PARADISO

Potrebbero essere le piccole cose che mi fai
i sentimenti che sto provando sono così nuovi per me
sto attraversando tanti cambiamenti
Non ho mai sentito niente di così strano
come il mio cuore che impazzisce
quando mi guardi

Quando sono con te
è il paradiso
nessun luogo sulla terra
potrebbe essere così bello
sotto le cascate di cristallo
sento che mi chiami
Prendi solo la mia mano
è il paradiso
Mi baci una volta
e io ti bacio due volte
E come ti guardo fisso negli occhi
realizzo che è il paradiso

Ora so che i sogni più dolci possono
diventare tutti realtà
perchè ho trovato il paradiso qui sulla terra
quando ho trovato te
è qualcosa che io non avrei mai potuto pensare
così spero di non svegliarmi mai
e scoprire che non è realtà

Prendi solo la mia mano
è il paradiso
mi baci una volta
e ti bacio due volte
e come ti guardo fisso negli occhi
realizzo che è il paradiso

EYE OF THE TIGER - SURVIVOR

Risin' up, back on the street
Did my time, took my chances
Went the distance, now I'm back on my feet
Just a man and his will to survive
So many times, it happens too fast
You change your passion for glory
Don't lose your grip on the dreams of the past
You must fight just to keep them alive

It's the eye of the tiger, it's the cream of the fight

Risin' up to the challenge of our rival
And the last known survivor stalks his prey in the night
And he's watchin' us all in the eye of the tiger

Face to face, out in the heat

Hangin' tough, stayin' hungry
They stack the odds 'til we take to the street
For we kill with the skill to survive

It's the eye of the tiger, it's the cream of the fight

Risin' up to the challenge of our rival
And the last known survivor stalks his prey in the night
And he's watchin' us all in the eye of the tiger

Risin' up, straight to the top

Have the guts, got the glory
Went the distance, now
I'm not gonna stop Just a man and his will to survive

It's the eye of the tiger, it's the cream of the fight

Risin' up to the challenge of our rival
And the last known survivor stalks his prey in the night
And he's watchin' us all in the eye of the tiger

The eye of the tiger (repeats out)...



L'OCCHIO DELLA TIGRE

Risorgo, di nuovo sulla strada
Ho fatto il mio tempo, ho avuto le mie occasioni
Sono stato lontano, ora sono di nuovo sui miei passi
Sono solo un uomo con la voglia di sopravvivere
Tante volte succede così in fretta

Che dai in cambio la tua passione per la gloria
Non perdere la presa ai tuoi sogni del passato
Devi solo combattere per tenerli vivi

E' l'occhio della tigre
E' il fremito del combattimento
Che cresce per la sfida col rivale
E l'ultimo sopravvissuto conosciuto insegue la sua preda nella notte
E ci guarda tutti nell'occhio della tigre

Faccia a faccia, fuori nel caldo torrido
Tenendo duramente i morsi della fame
Evitano le avversità finchè noi scendiamo in strada
Per uccidere con l'abilità di sopravvivere

E' l'occhio della tigre
E' il fremito del combattimento
Che cresce per la sfida col rivale
E l'ultimo sopravvissuto conosciuto insegue la sua preda nella notte
E ci guarda tutti nell'occhio della tigre


Risorgo, dritto fino al top
ho avuto fegato, ho raggiunto la gloria
sono stato lontano, ora non mi fermo
sono solo un uomo con la voglia di sopravvivere

E' l'occhio della tigre
E' l'occhio della tigre




QUE JE T'AIME - JOHNNY HALLYDAY

Quand tes cheveux s' étalent
Comme un soleil d' été
Et que ton oreiller
Ressemble aux champs de blé
Quand l'ombre et la lumière
dessinent sur ton corps
Des montagnes des forêts
Et des îles aux trésors

Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime,
Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime!

Quand ta bouche se fait douce
Quand ton corps se fait dur
Quand le ciel de tes yeux
D'un seul coup n'est plus pûr
Quand tes mains voudraient bien
Quand tes doigts n'osent pas
Quand ta pudeur dit non
D' une toute petite voix

Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime,
Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime!

Quand tu n'te sens plus chatte
Et que tu deviens chienne
Et qu'à l'appel du loup
Tu brises enfin tes chaînes
Quand ton premier soupir
Se finit dans un cri
Quand c'est moi qui dis non
Quand c'est toi qui dit oui

Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime,
Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime!

Quand mon corps sur ton corps
Lourd comme un cheval mort
Ne sait pas ne sait plus
S' il existe encore
Quand on a fait l'Amour
Comme d'autres font la guerre
Quand c'est moi le soldat
Qui meure et qui la perd

Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime,
Que je t'aime, que je t'aime, que je t'aime !


CARELESS WISHPER - Wham