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E' mio grande piacere, con questo spazio, mettere a disposizione di tutti ciò che più amo: POESIA, MUSICA, SPORT, MEDICINA, PSICOLOGIA, SAGGEZZA POPOLARE e tanto altro
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Chiara Inesia


martedì 5 agosto 2008

EL CORAZON ES UN GITANO - Nada

El fondo el corazón tenía una herida
Sufría, sufría,
Le dije no es nada mas mentía
Lloraba, lloraba
Por ti se ha hecho tarde es ya noche,
No me detengas déjame ir,
Me dijo no mirarme en los ojos
Y me dejó cantando así...

Sin culpa estoy yo, gitano es mi corazón
Cadenas rompió, es libre gitano y va...
Para hasta encontrar el prado más verde que hay,
Recogerá estrellas sobre sí, y se detendrá...quizás
Y se detendrá

Lo he visto tras un año la otra noche,
Reía, reía,
Besándome el quiso que mí orgullo,
Se fuera, se fuera,
Me dijo estemos juntos un poco,
Que ganas de decirle que sí,
Pero sin más mirarle en los ojos,
Yo le dejé cantando así...
Sin culpa estoy yo, gitano es mi corazón
Cadenas rompió, es libre gitano y va...
Hasta encontrar el prado más verde que hay,
Recogerá estrellas sobre sí, y se detendrá...quizás
Y se detendrá,
La lala la, la lala, la la lalaa
La lala la la lalala la lalala la .....

POEMA XV di Pablo Neruda

Me gustas cuando callas porque estás como ausente,
y me oyes desde lejos, y mi voz no te toca.
Parece que los ojos se te hubieran volado
y parece que un beso te cerrara la boca.

Como todas las cosas están llenas de mi alma
emerges de las cosas, llena del alma mía.
Mariposa de sueño, te pareces a mi alma,
y te pareces a la palabra melancolía.

Me gustas cuando callas y estás como distante.
Y estás como quejándote, mariposa en arrullo.
Y me oyes desde lejos, y mi voz no te alcanza:
déjame que me calle con el silencio tuyo.

Déjame que te hable también con tu silencio
claro como una lámpara, simple como un anillo.
Eres como la noche, callada y constelada.
Tu silencio es de estrella, tan lejano y sencillo.

Me gustas cuando callas porque estás como ausente.
Distante y dolorosa como si hubieras muerto.
Una palabra entonces, una sonrisa bastan.
Y estoy alegre, alegre de que no sea cierto.



Mi piaci quando taci perchè sei come assente,
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Siccome ogni cosa è piena della mia anima
tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge:
lascia che io taccia con il silenzio tuo.

Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perchè sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.
E sono felice, felice che non sia vero.



dalla voce di Pablo Neruda:

POEMA XX di Pablo Neruda

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Escribir, por ejemplo: "La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos."
El viento de la noche gira en el cielo y canta.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como esta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oir la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche esta estrellada y ella no está conmigo.
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.
Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.
De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.
Porque en noches como esta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.
Aunque este sea el ultimo dolor que ella me causa,
y estos sean los ultimos versos que yo le escribo.


Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scivere, per esempio: "La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza".
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, gia' non siamo gli stessi.
Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.
E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.
Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.


di Pablo Neruda

lunedì 4 agosto 2008

VESTI LA GIUBBA - Pavarotti

da "I Pagliacci" di Leoncavallo



Recitar! Mentre preso dal delirio
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppure... è d'uopo... sforzati!
Bah, seti tu forse un uom?

Tu sei Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.

E se Arelcchin t'invola Colombina
ridi, Pagliaccio e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor...

Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto,
ridi del duol che t'avvelena il cor!



IN MORTE DI ALEXANDER SOLZHENITSYN

Cagliari, 4 agosto 2008


Ed hai la Trinità, quella di Rubliev, ad accoglierti
con i colori denudati dai dolori degli umili dei gulag,
i raccolti da Cristo tuo fratello nei tormenti.
Ed hai i tuoi errori ad accompagnarti, così l’amicizia
del nostro Re li porta a tua giustificazione con la
lunghezza del tuo canto, l’ininterrotto
dai tuoi tempi dell’odio a questi tempi dell’odio, grassi
di inganni agli ingannati, come te e me.
Ed hai una mano forte, sempre agile a scrivere
gioie di raduni attorno alla luce dei fogli, nel bianco
dei ricordi e delle storie, nelle urgenti di memorie
e di ascolti liberi, accolti a sorrisi e quiete.

Così hai camminato in silenzio dietro i passi di Dio
tra gusci di sereno in attesa di un tempo,
tra rovesci di pioggia e sole aspettando un’urgenza,
quasi come una necessità.
Come un amore, di quelli che muoiono
tenaci più della morte, più forti degli inferi,
tra gli arcipelaghi di carezze che la corte di Dio
ama: i fiori di cuori e tutte quelle mietiture di sorrisi
nate dalla maestà del Re Sposo, umile Gesù.


di Raffale Ibba

domenica 3 agosto 2008

ESTATE - ANDREA BOCELLI

di B. Martino


Estate
sei calda come i baci che ho perduto
Sei piena di un amore che è passato
E il cuore mio vorrebbe cancellare
Odio l'estate
Il sole che ogni giorno ci scaldava
Che splendidi tramonti dipingeva
Adesso brucia solo con furor

Tornerà un altro inverno
Cadranno mille petali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po' di pace tornerà

Odio l'estate
Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore
L'estate che ha creato il nostro amore
Per farmi poi morire di dolore
Odio l'estate

Odio l'estate...


giovedì 31 luglio 2008

E LUCEVAN LE STELLE (TOSCA) - Pavarotti

da "Tosca" di Puccini


E lucevan le stelle...
ed olezzava la terra...
stridea l'uscio dell'orto...
e un passo sfiorava la rena...
Entrava ella, fragrante,
mi cadea fra le braccia...
Oh! dolci baci, o languide carezze,
mentr'io fremente
le belle forme disciogliea dai veli!
Svanì per sempre il sogno mio d'amore...
L'ora è fuggita...
E muoio disperato!
E non ho amato mai tanto la vita!...